Wednesday, 14 April 2010


“Un giorno o l'altro passerò all'eroina.”
Questo pensava Gregory davanti alla porta aperta del frigorifero. In ginocchio, intento a ingurgitare cubetti di pancetta affumicata, mentre la luce bianca del frigorifero illuminava la sua sagoma da modello di intimo maschile sovrappeso. Già si vedeva accomunato ai vari Belushi e Staley, vittime come lo sarebbe stato lui di uno speedball particolarmente glorioso.
Che un giorno sarebbe passato a qualcosa di molto più pesante lo sapeva benissimo sin dall'età di sedici anni, quando aveva preso a rollarsi i primi sfilatini dietro le gradinate del palazzetto dello sport durante i concerti della scuola. I novelli musicisti suoi colleghi parlavano di chitarre, di accordature e del nuovo album dei Metallica. Chi ce la faceva ad abbattere la solitudine ed il calore della certezza di un cinque dita pomiciava con la tipa di turno nei bagni. Lui, lo smilzo e Francesco aspiravano tetraidrocannabinolo soffiandolo fuori in grosse e dense nuvolette grige.
Che un giorno sarebbe passato a qualcosa di molto più pesante lo sapeva anche suo padre, anche se lui lo aveva capito che Greg frequentava ancora le elementari. Lo osservava mentre col figlio dei vicini si dondolava sulla loro altalena. Greg spingeva Dario per venti minuti. Poi con calma sedeva sull'altro seggiolino e girava su se stesso tenendosi ben ancorato e saldo alle corde che reggevano il seggiolino. Dopo aver girato su se stesso una dozzina di volte si lasciava andare sollevando i piedi da terra, godendosi così quei quindici secondi di effetto trottola. Una volta in piedi rideva e barcollava come un idiota.
Suo padre, vedendogli vomitare la merenda per il quarto giorno di fila sul prato dei vicini, gli si avvicinava sorriddendo e spingendolo verso casa sussurrava “Lo sai che sei una testa di cazzo, vero?” Il tutto alternato dalle immancabili frasi fatte, come l'ammissione del come siano fatti i ragazzi, rivolte ai genitori dell'altro ragazzino, che intanto rideva a crepapelle chiedendo ai suoi se poteva anche lui cimentarsi nell'impresa trottolante.
Ed era di fronte al diniego sorridente dei genitori del piccolo Dario che il padre di Greg sorrideva nuovamente a sua volta, ripetendo ancora a denti stretti a Greg:
“Lo sai che sei una testa di cazzo, vero?”


( tratto da "Greg and the Tropea Onions" - MDX Ediz. 2003 )

Monday, 1 March 2010


Primomarzoduemilaedieci.
Indetto il primo sciopero degli immigrati.
Gli esercizi orientali erano aperti, i kebabbari kebabbavano e ho anche trovato due anziani accompagnati dai loro badanti immigrati...

Sunday, 28 February 2010


Domenica senza auto a Milano.
L'ennesimo tentativo ipocrita di riappacificarsi con Madre Natura che, nella sostanza, se ne fotte altamente. Metropolitana e autobus assaltati da automobilisti castrati. Qualcuno finalmente scopre che la 92 è lenta come la morte a venire sulla croce.
Bella l'acqua calda.
Non disperate ché domani sarà tutto come prima e torneremo a respirare CO2 e a cagare fiori.

Wednesday, 10 February 2010


"Questa è un'emittente importante ed il lavoro di squadra è basilare... lo capirai bene... ad esempio, quali sono le tue aspettative? Come ti vedi da qui a cinque anni?"
"Da qui a cinque anni?"
"Sì."
"Sarà già un miracolo se riesco ad esser qui domani per le 8.30."

Sunday, 7 February 2010


In una città come Milano è facile non incontrarsi mai.
Questo equivale per amici a cui magari si tiene un minimo o per gente con cui ci si ripromette puntualmente di vedersi senza un seguito. Quelli che invece proprio non vuoi incontrare, quelli che a trovarli ti inchiodano almeno dieci minuti (e dieci minuti sono vitali se sei già in ritardo e il tuo autobus sta facendo capolino all’incrocio davanti a te), quelli che vogliono necessariamente convertirti ad un alieno sceso dal cielo a salvarci o venderti qualcosa… no, quelli te li ritrovi sempre tra i coglioni.
“Una firma contro la droga” sento alle mie spalle e l’allegra ragazzotta mi rincorre armata di una penna mentre il suo collega lo chiede addirittura in inglese ad un gruppo di stranieri.
Mi tedia per troppi minuti sino a quando all’ennesimo rifiuto di darle del danaro cerca di riguadagnare il banchetto pieno di volantini e depliant… e la firma? Quella posso metterla. No, stranamente non la vuole più. La mia firma non ferma la droga.
C’è poi questo ragazzo sui ventisei, capelli a spazzola e cartelletta con elastico alla mano. Indossa sempre un piumino di un giallo molto acceso, tanto che lo scambio sempre per un impiegato dell’Anas che vuole indicazioni.
“Qual è l’ultimo libro che hai letto?” mi chiede ogni volta.
Prima si limitava a rimanere immobile al mio passaggio, accontentandosi magari dei miei “scusa, ho fretta” oppure “no grazie, non mi abbono a niente”. Ora no. E’ diventato più scaltro. Pone la domanda, mi affianca seguendo i miei passi e continua ad insistere. Un po’ come un bravo randagio abbaierebbe ad una macchina.
Ultimamente alterna anche la domanda “Ti piace la musica?” – no, ascolto le pause tra una canzone e l’altra – forse perché la compagnia per cui lavora ha ampliato il proprio giro.
All’insistenza di segugio si possono escogitare risposte fantasiose o snocciolare titoli inesistenti, anche se ho personalmente appurato che mandarlo subito affanculo restringe il suo campo d’azione, abbassa il morale e lo espone a ponderare la ritirata.
Eppure la cosa inquietante non è tanto la rottura in sé, quanto il fatto che lo trovo davvero ovunque. Sto cercando di elaborare delle teorie valide a spiegarmi tutto questo prima di cominciare a credere che sia ogni volta il giorno della marmotta. Le cose son due…
- ipotesi emmettbrowniana: il tipo ha la capacità di spostarsi nello spaziotempo correndo verso le M della metropolitana a 88 miglia orarie;
- ipotesi romanzescofollettiana: in realtà non è da solo ma l’eur*club (nome criptato per non pubblicizzare una compagnia di merda) ha assoldato lui e tutti e cinque i suoi gemelli, disseminandoli per il centro di Milano.
Posso solo augurarmi che sviluppi una propensione a variare le domande…

Thursday, 28 January 2010


Da ragazzini la vita non è facile. E poco importa se una volta che cresci vengono millantate le tue imprese al pari di un Varenne umano che galoppa, trotta e sbrindella cavalle. Sotto sotto si sa che almeno una volta agli sgoccioli della pubertà le domande sull’altro sesso si abbattono inesorabili. E prima che si arrivi a riconoscere la sottilissima differenza tra quello che è vero e quello che è finzione cinematografica, pura fantascienza alle volte, deve passarne di acqua sotto i ponti.
Questa mattina ne discutevano due ragazzini in metro.
Guido, nome di fantasia, è sulla via dello stereotipo. Quello che una mattina tutto ad un tratto si risveglia emo convinto. Leggermente sovrappeso, occhialoni montatura in cobalto misto tartaruga, capelli sparati in alto e pantaloni senza cavallo che si fermano sotto il culo lasciando visibile uno spiraglio di mutanda tra la linea della cinta e l’elastico rinforzato del giubbotto. Francesco, fantasia di nome, sembra la fotocopia del ragazzino di SuperVicki (che per la cronaca no, non era Billy Corgan degli Smashing Pumpkins). Solo con più brufoli e qualche pelo di adolescenza sotto il mento. Dei due si vede subito che lo sveglio a rate, quello che ha capito tutto della vita, quello che già pasteggia a gingerino e pringles è il futuro smilzo Guido. Tant’è che è lui che tira fuori l’argomento spinoso che affligge entrambi.
“Cazzo, ma le hai viste le tette di Ale ieri?”
“Le ho viste sì. Non sono mica orbo.”
“Ma quand’è che gli son venute così grosse?”
“Forse le son cresciute in una notte. Avrà massaggiato con una crema al qualcosa e bum! Tette grosse! Un po’ come con quel preparato per i capelli che usa mio padre.”
“E funziona?”
“Non mi pare, è ancora pelato.”
“No, dicevo quella crema per le tette.”
“Ma che ne so, dicevo tanto per dire.”
“E dici che me la da’?”
“Puoi provare a chiedergliela gentilmente, ma ricordati che si vede con quel ragazzo di quinta che sembra uscito da dentro Avatar…”
“Ma poi gliela riporto! O alla peggio gliela ripago se la uso troppo!” ribatte subito Guido.
“Scusami?”
“Beh, un tubetto di crema quanto vuoi che costi?”
“Ah si, la crema…”
“E’ che me lo vedo piccolo!” sussurra guardandosi intorno. “Tu no? Io si, cazzo… ieri notte ho visto un film in rete che porca puttana…”
Quando mi appresto a scendere Guido è ancora lì tutto preso a mimare con le mani lunghezze e grandezze come un vecchio pescatore al circolo durante una partita a briscola.

Saturday, 16 January 2010


Seminatori di spam si aggirano per caselle di posta elettronica proclamando rimedi miracolosi per far cantare il vostro gallo, per durezze pari a selle di cosacco, per fare soldi a palate e anche, perchè no visto che c'è la crisi, per trovare lavoro; ma non un lavoro qualsiasi, uno dove si faccia poco e si guadagni molto. Meglio, uno dove non si faccia un cazzo e si guadagni il pil del canton ticino.
La mail solitamente è molto simile a:
"Salve bla bla bla vari...
Sono Rappresentante della Seiden Gang (può essere qualsiasi altra cosa come Richard Landi o non meglio precisate compagnie di gioielli), stiamo cercando impiegati per un guadagno extra, per l'ufficio di amministratore.
Non c'e bisogno di conoscenze o abilita particolari, e un semplice ruolo.Il primo mese e il periodo di prova, il lavoro occupera 1 ora alla settimana."

Un'ora a settimana. Cazzo, non sarà troppo?

"Basandosi sui risultati, paghiamo ogni settimana contanti.La formazione e durante il lavoro, e sempre disponibile il Suo individuale Istruttore (che può tramutarsi in Consulente, Supervisore, Panaio, Allenatore di canguri a seconda della mail)."

Ma il bello viene ora. Ed è qui il vero genio delle infallibili menti dietro a tutto questo.
I nomi.
Un'eclettica parata di nomi sconclusionati, ma che ben si prestano a divenire protagonisti di racconti epici ed epopee italiche. E così si incontrano Elvezio Berzieri, rappresentante della Seiden Gang ma che potrebbe essere un classico ispettore di provincia che indaga su un caso irrisolto di omicidio, Severo Michiardis, Egidio Cestelli e Cataldo Gfre, rappresentanti di gioielli ma anche bravi di Don Rodrigo a tempo perso, Liberato Biron, promotore della Richard Landi e poeta decadente dedito ad alcool e puttane, su su fino al migliore di tutti: Diocleziano Bertoni, capo indiscusso della Mirage e creatore di Cybertron. Dategli tre matasse di energon, quarantadue stuzzicadenti ed un motore di un vecchio Ciao e conquisterà la galassia.
Amen.