Wednesday, 16 March 2011


Mentre il mondo piange lagrime di latte di mandorle, i misteri italiciui s'infittiscono.
Sembra che la sacra tris di Mandrakiana memoria costituita da King Fede, Soldatina Minetti e D'Artagnan Culo Mora sia capitanata dal temibile Aristide Bofonchielli, noto trans figlio di primo letto della defunta premieristica genitrice, già conosciuto alle forze dell'ordine dalla primavera del '45, quando lo scoppio di una granata a frammentazione in pieno ano e la carnosa equinità di un soldato americano strappato dalle piantagioni di cotone della fattoria Verri gli fecero scoprire nuovi orizzonti. Da allora ha cambiato molteplici nomi. Pasqualina mani d'oro, Rachele la Bombolonaia, Fiammata Scrondale, fino ad arrivare a quello con cui ultimamente è balzato agli onori della cronaca: Angela Favolosa Cubista. Pare che Angela, come ormai ha diletto nel farsi chiamare, millanti passioni danzerine e conduca campagne contro la droga di fronte alle telecamere, per poi inalare lexotan e urodie in polvere, spingendo giuovani donzelle, ammaliate dai suoi modi cortesi e dal suo odore caratteristico di nonna in pensione che prepara tegamate infinite di lasagne, in giri di prostituzione arcorini, educandole alle torbide pratiche del Suflone della lavandaia bavarese e del Capitombolo clitorideo carpiato.
Qui di seguito uno dei mugshot che siamo riusciti a reperire dagli archivi di Wikileaks al costo di un chilo di pere abate e tre morsi di cucciolone. La foto, scattata dall'appuntato Pagliarulo appena sei anni fa, ritrae il Bofonchielli pizzicato a Houston in stato di seria alterazione, dopo aver ingurgitato trenta prugne Sunsuit e mezzo chilo di stracchino rancido per sfoltire un fastidioso ingorgo posteriore.

Sunday, 6 March 2011


Molti hanno atteso per anni, altri non ci volevano credere. Noi di IdiosincrasiAlterata abbiamo aspettato fiduciosi e finalmente abbiamo tra le mani la notizia del secolo, e tutto questo grazie a Pasquale Puddico, il nostro inviato a Los Angeles per gli Oscar. Lo zozzone infame, invece di recarsi alla premiazione come avrebbe dovuto, colto da colite pseudomembranosa aveva scaricato tutta la sua indignazione per le costolette di agnello presso il bagno situato nei pressi della hall dell'hotel Opulentia dove, a nostre spese, alloggiava e si ingozzava, la merda. Ed è li che il Puddico ha riacquistato tutta la nostra fiducia e stima riportandoci due grandi notizie:

1.Il nostro inviato non è il solo a patire di colite pseudomembranosa: il regista sognatore dalla faccia sveglia Robert Zemekis è solito visitare numerosi bagni ogni giorno ad orari inconsulti ed è per questo che ha ridotto di molto la sua produzione filmica.

2. Grazie al legame indissolubile che si crea tra i malati di questa rara patologia, il Puddico è riuscito a strappare a Zemekis un segreto che vi farà sobbalzare dalla sedia: è in produzione il seguito di Ritorno al Futuro.

Sembra che il regista abbia deciso, dopo aver visto il capolavoro neo romantico di Mariano Laurenti “Uno Scugnizzo a New York”,di accantonare il buon vecchio tremante Michael J Fox, a favore di uno dei volti a cui noi italiani siamo più affezionati: Nino D'Angelo. Pare, inoltre, che abbia voluto nel cast la nota (puttana) Ruby Rubacuori, nel ruolo della figlia di Nino, e il famoso imprenditore (coglione) Richard Lugner nel ruolo di Doc. Purtroppo della trama siamo riusciti a carpire ben poco: il film sarà ambientato nei primi anni ottanta e il buon Nino viaggerà nel futuro per salvare sua figlia dalle grinfie di un premier arrapato di un non ben precisato paese europeo. Qui le prime scene, dove vediamo già all'undicesimo secondo l'attore partenopeo cercare, con l'aiuto di Doc Lugner, di recuperare Ruby dal Ballo delle Debuttane. Si prospetta un capolavoro!

Wednesday, 2 March 2011



Detta male verrebbe quasi da esclamare che non ci son più i bei nani di una volta.
L'eleganza nanesca, unita alla classe di quel ciondolare affabile e a quei modi cortesi, incontrollabile ammalio di spaesate fanciulle, ormai sono solo uno sbiadito ricordo che a malapena ritroviamo nel nostro caro grafico e curatore d'immagine Rufus Pocchiola, splendido e baffuto esemplare di nano alto, qui intento a corteggiare la marchesa Ettora della Fagiana dopo averle offerto un cordiale lampone e varichina. Di lì a poco (3 minuti e 12 secondi) la marchesa si abbandonerà totalmente alle nanesche lusinghe, deliziando quel furfante di Rufus con grattini sul capo, pettinate di baffo e prese olson alla base del suo esagerato dugongo.
Eppure, nonostante l'atavico piacere della conquista, un timore rimane fondato in quel piccolo cuore, così come nel nostro: che gli eclettici insegnamenti dolce stil novo della sua scuola per nani eleganti possano perdersi per sempre.
Fondata agli albori degli anni 60, la scuola vantò presto proseliti eccellenti. Tra i suoi seguaci più validi Rufus ci rammenta con voce rotta dall'emozione nanezze del calibro di Verne Troyer, che raggiunto l'apice della carriera con il suo minime si è fatto accecare dalle luci della ribalta hollywoodiana smerciando i suoi sex tape come una Paris Mengoni Hilton qualsiasi; ci ricorda commosso il suo pupillo Jason "Wee-Man" Acuna, che lo ha abbandonato seguito da un invisibile coro di etepareva dopo aver scoperto i suoi natali pisani e conseguentemente i pacchi sorpresa delle venditrici d'emozioni sulla Traversagna; fino ad arrivare alla morte dell'adorato Ping Ping, che per ben due volte riempì il suo cuore nano d'orgoglio vincendo nel 2006 e nel 2007 l'ambito titolo di Nano Elegante.
Eppure il fallimento più grande agli occhi stanchi e tristi del baffuto e ancor piacente Rufus resta con i suoi due primissimi allievi, Silvio e Renato, i quali, dopo aver radunato le truppe di Gondor, hanno scelto di passare al lato oscuro della nanezza, militando nelle fila della politica del bel paese e lasciandosi coinvolgere nelle guerre contro Isengard, nonchè in quel meretricio privato che ha portato le fazioni del fronte di liberazione nanesco, da tempo scettiche a credere alla scuola per nani eleganti, a ribadire ancora una volta deandreianamente che


un nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore troppo, troppo vicino al buco del culo.


Thursday, 30 December 2010


Un giorno, un ragazzo, oppure un vecchio pazzo dallo sguardo spiritato che dice di essere uno scienziato, potrebbero venire a chiederti del libro. Loro sanno che cos'è, e sanno che tu lo hai...

Questo gli avevamo detto a Biff Tannen dopo essere tornati indietro nel 1955 per consegnargli il grande almanacco sportivo e farlo diventare prima ricco sfondato e poi Presidente del Consiglio.
Ma invece di stare attento e mischiarsi nel suo futuro seguito quello stronzo cosa ci combina? Si sbronza a Bergamo durante un baccanale leghista tra coca e puttane e si mette a fare attentati, sfidando così le ire di Maroni e della sua gaia corte di collezionisti di handicap.
Biff, cazzo, possiamo capire che col Parkinson di Marty McFly uno arrivi a confondersi, specie dopo sette giri di grappa al tamarindo, ma non venirci a raccontare che Bossi somiglia a Doc Emmett Brown!
I due ordigni costruiti dal caro Biff, dei rudimentali mattonicini di plastico misto sterco di cavallo e orsetti gommosi come da antica ricetta di Buford Cane Pazzo, sono esplosi davanti alla sede del Carroccio con gran clamore dei dormienti seguaci di Alberto da Giussano.
Addirittura Bossi junior, il Trota come lo chiamano gli addetti alle piscine e la sua tata Gustavo, si è spaventato così tanto che non ha smesso un attimo di agitarsi nel girello.
Solidarietà per il Senatùr dunque.
Non temere Umbertino, mentre tu sbiascichi sul panettone continuando a svilire qualsiasi cosa in cui crediamo, noi abbiamo già convinto Biff a costituirsi e a sottomettere il suo retto alla tua padana giustizia.

Thursday, 23 December 2010



Pensando al periodo di ferie di cui ci appropinquiamo a godere, quasi ci manca in quei noiosi pomeriggi domenicali, durante le difficili digestioni di lasagne in laterizio e brecciolino, quella inutile e alle volte boccoluta bionda che risponde al nome di Enrica Bonaccorti.
Ci manca quel suo mostrare con fare materno e spocchioso questo o quest'altro cucciolo abbandonato e preso a calci nel culo dal suo ex proprietario prima di agevolargli la prima piazzola di sosta della A14. Come non ricordare d'altronde quei meravigliosi reflussi gastroesofagei durante i suoi dissacranti deliri in piena ipnosi da telecamera e le sue invettive latrate contro le creature subumane colpevoli di tutte le abiezioni da lei raccontate.
Eppure, tutte le volte che il suo ricordo sta per lasciare finalmente il passo al nuovo marmoreo deretano del reality di turno, ecco che rispunta fuori con l'ennesima intervista, sia essa radiofonica o un semplice trafiletto sul nuovo numero de Le Ore. E quando la nostra eroina dalla favella d'oro, la fondatrice della compagnia cucciolo in carriera, la savonese matrona del pelo ritto non è troppo impegnata a decantare il proprio curriculum di attrice, scrittrice, autrice, conduttrice, venditrice di lupini salati, si impegna soprattutto a smentire a spada tratta ogni suo presunto coinvolgimento d'esordio nel mondo della pornografia cacio e pepe. Come se qualcuno non ci dormisse la notte pensando ai suoi eventuali esordi hardcore tra batuffolose verghe.
Da parte nostra ci piacerebbe molto credere alla cara Enrica, fosse anco solo per il fatto di aver partecipato proattivamente alle televendite di minorenni libagioni in quel gran puttanaio passato alla storia sotto il nome di Non è la Rai, condotto insieme alla mai troppo sputata Antonella Elia (nota ora come allora per i suoi modi raffinati da educanda e le sue famose scoregge al plutonio, che era solita proporre durante la trasmissione al termine di ogni balletto). Tuttavia, il nostro idiosincratico e sin troppo alterato Wikileaks ci invia prove schiaccianti che inchioderebbero la petlover come protagonista indiscussa del Porn-Snuff-Bat Movie del 1966 Regine nel Paese delle Cappelle, l'intricata storia di Melisenda Cuffaro, ex regina del jet set milanese, che per amore si trasferisce a Bagnacavallo, dove però non troverà ad attenderla il suo Laenzio Ciufoli (carpentiere, idraulico e stasaculi), ma uno stuolo di nani ballerini (37) amanti di Proust e delle orge leprine.
Possiamo solo sperare di reperire prima o poi una copia di questo impareggiabile capolavoro.

Friday, 17 December 2010


Quando il bue diede all'asino del cornuto, nessuno nel presepe si stupì e addirittura cristo in culla diede la sua approvazione da bordo campo sbuffando larghe e dense nuvole di fumo dal sigaro che era intento a fumare. I problemi iniziarono quando lo stesso bue (Giuseppe lo aveva chiamato Casimiro, ma qui le voci non sono confermate e occorrerebbe farsi un giro nei vangeli apocrifi per averne certezza) cominciò a disquisire sull'importanza dei magi nel contesto presepiale.
Detto questo, ci associamo al caloroso saluto che Mr Roarke e Tattoo rivolgono alla stronzata di proporzioni gargantueliche venuta fuori dalle labbra della Signorina Belen Alvarez de Villalobos Rodriguez (ma da tutti quelli del Jet Set conosciuta come Chiappette Allegre), la quale affermerebbe con il piglio di una Eva Brown che difende il suo Adolfino:
"Volgare io? Lo sono le showgirl passate in politica!"
Un'affermazione valida quasi come il calcio nel culo sfornatole dalla Tim. Eppure, soffermandoci a pensare, come dar torto a questo pozzo di ingegno, portatore sano del mistico gluteus minimus? Persino Mr Roarke in foto non riesce a nascondere la paresi culoprodotta sul suo viso. Tattoo invece, si sa, è indifferente alle femminee delizie in quanto estimatore di vecchia data del venoso mattarello.
Noi, cara Belen, non giudichiamo. Non ne abbiamo gli strumenti.
Del resto, se da queste parti continuiamo a seguire l'american style cosa possiamo aspettarci dal nostro futuro? Alvaro Vitali presidente della Camera? Tim Krueger alias il Toro di Velletri senatore della Repubblica?
Noi adoratori della tua sacra virtus cachierale, Belen, non vediamo l'ora di apprezzarti sul palco dell'Ariston accanto alla mummia Otzi. E siamo disposti a schierarci al tuo fianco a spada tratta e a renderti addirittura le foto compromettenti del Coroncino che, impugnando tra indice e pollice una caccola di dimensioni epiche, cerca invano, con sapienti movimenti rototraslatori delle dita, di farne perdere il potere adesivo.

Friday, 10 December 2010




Quando Vespa l’altra sera interrompeva la visione di Cenerentola sul sacro primo canale per gongolare con l’assaggio del suo mai troppo vomitevole Porta a Porta, migliaia di genitori hanno sofferto di quello che in gergo squisitamente tecnico viene chiamato Coccolone isterico.
Ancora una volta il povero Brunone, che questa settimana stacca di ben due lunghezze Barbara Impulso nella classifica della diarrea verbale, è stato additato come il cattivo di turno, come l’avvoltoio che si aggira sulla carcassa di una notizia, come il barbone che ravana nel pattume, come il tenero e nello stesso tempo scaltro guardasigilli imperiale dalla lingua biforcuta e dalla leccata avvolgente.
Eppure a sua discolpa possiamo confermare, a gonadi sul ceppo, che nell’immaginario cenerentoliano la mezzanotte era già scoccata e che lui, nella trasformazione della carrozza in zucca, ben poco c’entrava.
Ci rincuora sapere che se non altro il nostro Alfredino Capuano non è rimasto affatto scosso dall’accaduto, ma ha mostrato tutta la sua sorpresa innanzi all’operato del Vespa, rivolgendo a suo padre un commento entusiasta.
Noi invece continuiamo pure a chiederci chi tiene d’occhio questi segugi della notizia dal sottofondo melodico ingozzando le nostre vene dell’oppio del gossip, perché tanto alla fine tutto si riduce a questo. Non si tema: torneranno in sella anche gli stupri, la disoccupazione ed i rumeni ai semafori.
E a noi piacerà perché potremo sputare veleno su tastiere, adattarci sopra i testi di De Andrè, fondare gruppi di sostegno sui social network e recitare il decalogo del benpensante socialista della domenica indossando in gran segreto toghe d’inquisizione mentre ingoiamo tutti i nostri non è un mio problema.
Abbiamo nato per soffre l’accattone dirà ed il trend delle disgrazie gossip ricomincerà.

Tuesday, 7 December 2010



Ci associamo al cordoglio nazional popolare, qui ben rappresentato nella mestizia dello sguardo del capolavoro di Wilmo Franelli dal titolo Dacci giù di bastoni Ciro che ci tiro la briscola, nell’apprendere che Cortina sarà off limits per il povero Lele Mora.
Lele Mosina, questo il suo vero nome, nasce in un intorno non meglio precisato degli anni cinquanta in veneto, frutto della relazione extraconiugale del maniscalco ebreo Santuzzo con la ben nota cantante Susan Boyle, al tempo umile venditrice di castagnaccio e dispacciatrice di uterini piaceri.
Il buon Lele si adopra subito come parrucchiere per signore, ma all’età di 23 anni, subito dopo aver aperto il Coiffeur Lelè a Pinarella di Cervia, si riscopre più amante della peloria favaris che del semplice crine femminile. Abbandona così l’attività di tosatore di pulzelle e si trasferisce a Milano, dove decide di cambiare nome e di fondare un’agenzia specializzata in giri di puttane e riciclaggi vari di personaggi oliati di ceto medio-basso, portatori sani di faccia da culo e macrocefali, il cui unico scopo è quello di starnazzare come anatroni in salotti bene sorseggiando spremute di cetriolo e allietando i pomeriggi di annoiate massaie.
Nonostante il suo indubbio piacere nello scegliere personalmente la frutta ai mercati generali milanesi, rimane però sempre un grande amante delle verdure falliformi oltre i sedici ci emme e come tale si propone al jet-set.
Tra evasioni fiscali, pignoramenti e refrigeranti calippi negrini al chiar di luna, il nostro eroe riesce a trovare anche il tempo di rifornire di scanzonate e sgallettate ragazzine Palazzo Grazioli e di questo tutti gli rendiamo profondamente grazie, dacché un deputato esercita sicuramente meglio il suo ministero a bocce ferme e birilli sdraiati.
Attendendo dunque che tutto questo polverone si abbassi per il nostro affezionatissimo, restiamo in attesa di nuovi e sempre più piccanti sviluppi della sua immonda e deprecabile esistenza.

Friday, 3 December 2010




Questa la reazione spontanea avuta da Silvano Agosti dopo aver appreso della poesia dedicata da Lory Del Santo al nostro caro Premier. La poesia, recitata dalla novella poetessa inpugnando un gambo di sedano alla cena aziendale Mediaset nel dopolavoro ferroviario di Camaldoli, alla presenza dei frati trappisti, di Stefano Ricucci, Novello Novelli, la compagnia della Rancia (escluso il nano Pino in malattia per un prolasso delle gonadi), George Clooney, Beppe Grillo, Suor Germana, Nick Holmes e tutto l'entourage dei Paradise Lost, è stata accolta con calore e stupore da tutti gli astanti.
Il titolo dell'innegabile capolavoro letterario è TU, ma Frate Armandone da Frascati ci ha svelato in gran segreto dopo quattro giri di grappa alle vongole che il titolo originale, ideato dalla nostra Baudelaire cacio e pepe a quattro mani con Melissa P, sarebbe in realtà Rumenta di campagna in un desolato tramonto.
Dopo aver decantato il sonetto in endecasillabi cifrati, alternati a scoregge roboanti da festa del patrono, la stessa Lory ha invitato tutti i presenti ad unirsi a lei per cantare a squarciaretto tutte le Osterie nonchè gli stornelli appresi da bambina al campo scuola bergamasco Suffragette oggi, Puttane domani.

Tuesday, 30 November 2010



Viviamo tempi bui di sferzante mediaticità che ci regalano travasi di bile regolari e costanti ogni quarantasei ore. Abbronzati dal veleno dei nostri malandati fegati che ci pigmenta la pelle godiamo di tutti i frutti del giardino dell'etere.
Ieri andava in onda l'ultima puntata di un baraccone mediatico con rari e scarni addobbi di politicamente scorretto, a parte il mettere poi sfarzosi balletti in pieno bagaglino style e due capriole nella bara per Paolo Conte che ci stanno tutte (vai Paolo, la prossima faccela carpiata...e oleee!).
Un Vieni Via Con Me tirato in piedi tanto per farci annuire come caproni al pascolo con dieci dodici Quanto è vero a puntata; come se non sapessimo che quel puzzo che sentiamo tutti i giorni è realmente merda e non fumo di concia. Eppure, immaginandoci un pomposo Fazio che ci presenta con il microfono ben piantato nel retto ed il patetico sorriso da koala innamorato, ecco la nostra personale lista di cose che ci mancano dell'Italia (continuando comunque a viverci dentro):
- ci manca il buon cinema, quello di gente come Boldi che, coi finanziamenti statali alle spalle, si vanta della sua comicità non volgare nelle interviste; questo dopo averci propinato per natale peti esplosivi e pupazzi di neve con scope nel culo (e questo solo nei trailer domenicali);
- ci mancano i cari treni italiani, quei bei carri bestiame lerci come latrine turche e affollati come concerti di Gigi D'Alessio con Napoli nel cuore;
- ci mancano gli anticlericali che smerdano il papa e la chiesa tutta pubblicando sotto le Edizioni Paoline.
- ci manca un po' di sano fumo negli occhi di qualche scandaluccio fresco fresco da salotto bene con Barbara Impulso, di quelli con un milione di versioni tutte false, che ci faccia dimenticare anche solo per un attimo le nostre personali pezze al sedere;
- ci mancano le nostre madri con le loro menzogne culinarie mentre cerchiamo una paninoteca aperta alle 3 di notte
"mamma non hai messo i capperi negli involtini giusto?"
"certo che no, caro!"
numerica stimata: 18 capperi per cm quadro di braciola;
- ci mancano gli idoli italiani di una volta, ma se son tutti come la mascotte Ciao dei mondiali del '90 ne facciamo volentieri a meno;
- ci mancano quelle belle raccolte fondi sulla salvaguardia dei papaveri del basso Lazio e le buone vecchie campagne "una firma contro la droga", chè una firma, si sa, fa bruciare oppierie intere come le maledizioni di Fu Manchu;
- ci manca il poter comprare le parole a peso ai mercati Zanichelli, come il buon Mark Zuckerberg, animo nobile da segaiolo e cuor di novello miliardario, innamorato della parola Face. Speriamo solo che qualche pornostar italiana non prenda una lampionata decidendo di comprare anche la parola cazzo, altrimenti toccherà pagare i diritti pure su quello;
- ci manca il rigare dritto, lo scegliere la vita, diventare come tutti gli altri, con il lavoro, la famiglia, il maxitelevisore del cazzo, la lavatrice, la macchina, il cd e l'apriscatole elettrico, buona salute, colesterolo basso, polizza vita, mutuo, prima casa, moda casual, valigie, salotto di tre pezzi, fai-da-te, telequiz, schifezze nella pancia, figli, a spasso nel parco, orario di ufficio, bravo a golf, l'auto lavata, tanti maglioni, natali in famiglia, pensione privata, esenzione fiscale, tirando avanti lontano dai guai, in attesa del giorno in cui morirai.


Friday, 26 November 2010


Da un po' di tempo il signor Gulag... ehm... il signor Gugol s'è inventato questa bella pensata di addobbare la propria intestazione a seconda del santo del giorno, del compleanno del mese, della morte dell'anno, della copula del secolo.
Aspettando ovviamente la copula del secolo e rispolverando un nostro vecchio evergreen della serie Deconstruction Of The Memories (che è la sola scusa valida per questo post, non che ce ne importi meno di una quaglia che vola in tondo del compleanno della Pippi), ci associamo anche noi in un corale e asburgico augurio.

Monday, 22 November 2010


Un vecchio adagio recita “Mal comune, mezzo gaudio”, ma se è per questo anche mia nonna era solita recitare sibillina “Finchè la bocca prende e il culo rende, in malora le medicine e chi le vende”.
Cosa vuol dire questo?
Ovviamente uno stracazzo, ma ci piace cominciare così questa settimana un po' uggiosa e un po' scaciona, dove le notizie sui giornali sono più succose di qualsiasi aggiornamento reality.
Che non si possa più fare affidamento su nulla lo avevamo subodorato già anni fa, ma che ci saremmo dovuti confrontare con la caduta di ogni punto fermo che ci circonda no, questo proprio non ce lo aspettavamo.
L'Onu plaude il Papa per la sua apertura all'uso dei condom, ma ancora non gli perdona l'attacco immotivato e crudele al pianeta Naboo quando, sotto le vesti bisunte di Darth Sidious, guidò un'intera armata di pretini sturasederi alla conquista di minorenni e verdi popovich.
Noi, da parte nostra, possiamo solo piangere l'addio alle scene di Jenna Jameson, ripresa qui sopra dall'occhio malandrino del fotografo mentre si intrattiene giocosamente con l'onorevole Maroni durante le prove della trasmissione Vieni via con me. Grazie Jenna. A te e a chiunque abbia avuto il buon gusto (nonché cuore) di coccolare le nostre notti insonni con il semighezziano palinsesto di Cattivi Pensieri su TeleCapri.

Sunday, 21 November 2010


Tutto è iniziato con una fellatio ed è finito con un Bocchino.
E’ così che potremmo riassumere la carriera politica della poliedrica Mara Carfagna (qui sopra in un'immagine presa dal serial che la vede protagonista) : da ligia scolaretta a subrette disimpegnata, da Madame Pompadour (più pompa che dour) campana ad intransigente donna politica che neanche Margaret Tatcher.
La Nostra nasce nel 1975 a Salerno. Battezzata Maria Rosaria Diletta Bucolica Carfagna detta Mara, si intuisce sin da subito che la sua sarebbe stata una carriera sfavillante: alle scuole medie si fa fotografare in pose equivoche col professore di religione Tullio Piccirillo, detto “O’Polipone” per via del suo vizio di allungare un po’ troppo le mani sulle sue studentesse, ma senza disdegnare neanche qualche bel ragazzotto. Ottiene così la carica di rappresentante di classe e la perdita della verginità.
Al liceo scientifico decide di scalare le vette del potere scolastico relazionandosi intimamente con nell’ordine :
- in primo superiore il bidello Ciro Scognamiglio di anni38, affetto da calvizia incipiente e da colite cronica, un povero cristo bisognoso di affetto che lei mollò quando smise di procurarle briosche calde alle 10:45, ora della ricreazione. Ricreazione che lui sfruttava per espletare i suoi bisogni fisiologici;
- in secondo superiore il rappresentate d’istituto Giovanni Colantuono di anni 19 , storia finita male dato che lo stesso vergò sui muri del bagno la frase “Mara, tu sì propria ‘na bucchinara!”;
- in terzo il professore di filosofia Aristide Esposito detto “il Formaggione” di anni 46, dalla folta barba grigia e comunista fino alla punta dei piedi che era solito non lavare mai (da qui il suo soprannome), cosa che segnò la fine della loro storia dopo pochi mesi e il tracollo dei voti in filosofia della povera Mara;
- in quarto superiore il preside Gennaro Moscati, uomo dal profondo retaggio cattolico. Retaggio che gli impedì di penetrare l’intimo fiore di Mara, ma non di violarle con la sua verga gigante la cavità orale e il dioceneliberi, investendola così di tutta la sua autorità.

Grazie al suo lavoro diplomatico, Mara ottenne la carica di rappresentante di istituto ad interim fino al suo diploma.
Dopo aver finito il liceo, la giovane Mara capi subito che era destinata a cose importanti, a cambiare il mondo grazie alle sue grandi doti oratorie. Per questo decise di fare la subrette.
Dal 2000 al 2006 viene coinvolta in varie Gang Bang mascherate da programmi televisivi , come ad esempio “Piazza Grande”, il cui nome suggeriva sin da subito il gran Cuore e non solo della nostra, insieme al nano superdotato Giancarlo Magalli; o anche “La Domenica del Villaggio” (dove veniva coinvolto addirittura un intero paese) con il freak Davide Mengacci che la costringeva a telecamere spente a pratiche non troppo sane usando la sua tintura per capelli.
Ma nel 2007 avviene la svolta della sua vita: alle premiazione dei Telegatti, dove Mara partecipava in qualità di scalda sedia, il premier Silvio Berlusconi dichiara “ Se non fossi già sposato, la sposerei immediatamente. Però intanto un bel sorsone del mio cobra già che ci siamo?”, provocando le ire della moglie Veronica e spalancando la carriera politica e le labbra della Nostra. (FINE PRIMA PARTE )

Monday, 15 November 2010



L’ennesimo team di studiosi di inutilità applicate alla vita reale si è prodotto in una delle scoperte più entusiasmanti degli ultimi quattrocento anni: la Platycleis Affinis possiede degli attributi enormi; in altre parole, il grillo ha i coglioni grossi come le lune di Giove. Il tutto in proporzione.
La notizia in realtà non ha nulla di particolarmente nuovo.
La massoneria spicciola era solita venerare il Grillo quale simbolo di fertilità. Questo in virtù della sua panacea testicolare, tanto che addirittura Walt Disney, uno dei massimi esponenti del movimento, aveva scelto il grillo Gioacchino come co-protagonista del suo Pinocchio, preferendolo di gran lunga al mandrillo parlante Sasà e adeguando la sceneggiatura del lungometraggio al nuovo personaggio. Nel fotogramma rubato vediamo Gioacchino che si concede una pausa dalle riprese e sornione sorride all’approvazione del regista, pronto a sfregare con la mano destra il prorompente culodromo di Maria Concetta Dardanei, babysitter a tempo perso ed estimatrice della bella vita, facendole così provare il suo famoso orgasmo latrato.
Aristide Rugantini, massimo esponente della tribù dei pesciprendulo, commenta stizzito e con sarcasmo lo sciocco paragone secondo cui l’uomo, per eguagliare la virilità del grillo, dovrebbe avere una sacca scrotale del peso di 10 chili: “la mia famiglia era solita allevare una quantità spropositata di grilli, che solitamente venivano usati per la preparazione del succulento Testicule Boeuf ( lo stufato di coglioni ) che si diceva avesse grandissime proprietà afrodisiache.”
Quello che il buon Aristide però nasconde, e da qui si presume tutto il suo disappunto, è che tale dieta, ricchissima di proteine smegmatiche ma priva delle essenziali vitamine K e 73 necessarie per lo sviluppo circolare dello sfintere, avrebbe portato ben presto la dinastia dei pesciprendulo a sviluppare doti psichiche notevoli, quali ad esempio la divinazione guardandosi reciprocamente nelle palle o il poter provocare terremoti fino al sesto grado della scala Malaui sbattendo violentemente per terra le loro potentissime gonadi.
Nell’immagine di repertorio qui in basso viene mostrata la famiglia Rugantini durante i festeggiamenti per il ventunesimo compleanno di Paris Hilton alla XII sagra del baccello a Pomaia. Notare lo sfarzo nell'abbigliamento nonchè il malcelato imbarazzo di Gildo (il terzo da sinistra) che copre la sua prorompente maschialità, contrapposto all'esuberante spavalderia dello stesso Aristide (accanto a lui sulla destra) che mostra i suoi personalissimi dieci chili di disappunto.
Nella fila in basso i nipoti di Aristide (tutti figli di sua sorella Ervisa) ripresi nell'istante esatto dell'arrivo di Paris - tangibile la loro emozione - mentre si accingono a creare un minisisma in suo onore.

Sunday, 7 November 2010


Natale 2010: idee regalo per il partner.

Direttamente dalle fucine infernali del quarto cerchio, una delle migliori proposte atte a suggellare l'unione di due amanti deprezzati dal tempo. La maraviglia proposta ( zero carati, puzzo di carogna garantito per almeno 4 - quattro - anni ) si eleva da qualsiasi logica legata al mondo delle asteracee per divenire prepotentemente l'oggetto più desiderato dalle massaie intontite da Pomeriggio 5 e dedite alle più ignobili pratiche di obnubilatio mentis ( clisteri rettali alla camomilla ). Questo grazie al suo prezzo imbattibile - solo 159.99 € - e al suo design accattivante, che non mancherà di stupire amanti della peloriagrembus e cultori del bvon gvsto ( sodomiti incalliti ).

Friday, 30 July 2010


Il giornale di oggi recita: "Per vedere il Papa si pagherà il biglietto". Nella fattispecie, per assistere a due eventi (mica ne bastava uno) della visita di Benedetto XVI negli UK si dovrà pagare un biglietto. Lo scopo (sembra) è quello di alleviare il peso di un viaggio definito "molto costoso" (e voi che vi chiedevate che fine faceva l'ottopermille). Per il Vaticano però si
tratta solo di un "contributo".
Immediata la reazione della Regina: "Protesto vigorosamente e regalmente! Mi opporrò con ogni mezzo, compreso il far scendere in campo le mie scimmie-fonzie reali!"
Preoccupazione dalla Casa Bianca, che teme sempre di più il concretizzarsi di un futuro alla Pianeta delle Scimmie.

Monday, 21 June 2010


Tra escrementi di puffo travestiti da mozzarelle che riprendono la loro identità perduta e la fatwa dell'ayatollah contro i cani domestici, colpevoli quadrupedi che sottrarrebbero l'amore (o le legnate?) degli uomini alle mogli, sul City di oggi leggo:
“Il pittore ebbe una vita sessualmente spericolata. Avrebbe pure fatto il protettore e procacciatore di prostitute.”
Uno così, da noi, non poteva che stare sulle banconote da cento.

Thursday, 17 December 2009


Credo fosse a ridosso del 2000.
Le torri non erano ancora crollate e i concerti potevano essere affrontati senza accendere mutui sulla casa. Firenze era freddissima quella sera e, per una consuetudine che ancora a distanza di anni fatico a spiegarmi, tutti e quattro ci eravamo presentati davanti al locale con sei ore d’anticipo. Non era arrivato nemmeno il proprietario e noi fissavamo infreddoliti e con le mani in tasca le locandine di questo gruppo rock finlandese. O forse era svedese. Poco importa.
Freddo comunque. Così freddo che nessuno parlava. Così freddo che anche lamentarsi poteva rivelarsi un inutile spreco di calore corporeo. Ci scambiavamo semplici sguardi di disapprovazione, maledicendoci e smadonnando per il nostro essere così idioti. Successe quindi che, dopo una buona ora d’attesa in cui nessuno si era palesato per aprirci, ci avventurammo alla ricerca di un supermercato per comprare qualcosa da bere; era un giovedì inutile di febbraio e la lancetta piccola non aveva ancora toccato il cinque.
Nelle vicinanze di Piazza del Duomo, in una via lunghissima con dei bar dove anche solo pensare di chiedere un caffè costava come un caffè in un bar di periferia, trovammo un minimarket piccolissimo gestito da un arabo grassoccio e barbutissimo. Una sorta di incrocio tra Bud Spencer e Lino Banfi, ma con la carnagione olivastra e la pelle rugosa di un Clint Eastwood dei tempi d’oro. Percorremmo con lo sguardo il piccolo scaffale degli alcolici per tutta la sua lunghezza ridicola, guardando i prezzi e leggendoli ad alta voce alternativamente con le marche e le etichette. Le finanze erano quelle che erano e bisognava ricordare che, oltre al biglietto del concerto, occorreva pagarsi anche il biglietto per tornare a Pisa a fine concerto. Da squallidi universitari quali eravamo dovevamo tener conto di tutti questi input ed output prima di prendere una decisione che avrebbe potuto potenzialmente intaccare le nostre già misere finanze. Eravamo comunque troppo orgogliosi per prendere un vinaccio in cartone: una cosa del genere avrebbe certificato il nostro essere davvero degli alcolizzati e questo, ad un passo dai ventuno anni, non andava bene a nessuno.
Stavamo per gettare la spugna viste le randellate finanziarie ingestibili anche con una colletta in quattro. Eppure, nel preciso istante in cui stavamo per andar via, una bottiglia di rosso fece capolino dallo scaffale più basso. Il cartellino giallo del prezzo aveva impresso qualcosa di molto simile ai tre euro al cambio. Un qualcosa che fece sussultare tutti di gioia. I tempi erano ancora acerbi e tutti ci accontentavamo di bere anche in lunghi abbeveratoi di legno per equini a pelo lungo, scegliendo birre dai nomi impronunciabili fermentate in qualche cesso di Calcutta o vini, è questo il caso, dai nomi ridicoli ed ammiccanti.
L’etichetta della bottiglia recitava semplicemente “Vino Rosso”. La marca era “Freschello”. All’epoca non avevo ancora elaborato la mia personale teoria secondo cui se nell’etichetta è presente un vezzeggiativo (terminante preferibilmente in –ello) allora il vino fa sicuramente cagare. Non feci quindi caso al nome che anzi, insieme al prezzo, coccolò subito tutti e quattro.
Ne comprammo due bottiglie, che bevemmo prima, durante e dopo l’esibizione della band, facendole anche girare tra compagnie conosciute sul momento. Quello che ne seguì diverse ore dopo fu un mal di testa epocale come se ci avessero immerso in una tinozza tre per tre di mosto selvatico in piena fermentazione, lingue felpate e un'alitosi che avrebbe fatto invidia ai cannibali del Congo dopo il compleanno del capo tribù. La domanda, anche a distanza di anni, resta sempre la stessa: ma cosa c’era in quelle bottiglie?
Son passati molti anni da allora e solo pochi mesi fa, cercando tutt’altro per la rete, mi sono imbattuto in questa pagina:

http://blogs.sfweekly.com/foodie/2009/03/cheap_wines_that_dont_suck_fre.php

Questo mi ha fatto arrivare a due possibili conclusioni. O davvero non ricordo il sapore di quel vino o, esattamente come io non capisco una mazza di rugby, gli americani non debbono essere poi delle cime in fatto di vini. La vera sorpresa, però, è stata notare come i prodotti più infimi possano avere le campagne pubblicitarie migliori…

http://www.adpunch.org/entry/freschello-happily-married-to-everything/

“Freschello, happily wedded to everything” : potrei anche arrivare a ricredermi… ma non me la sento ancora di rischiare.