Monday, 12 September 2011
Eravamo preparati un po' a tutto nella vergognosa canicola tardo augustea che ancora assillo e sudori causa in pieno settembre. Eravamo con le orecchie ben aperte per l'ennesimo stravolgimento remixato di qualche grande classico estivo dei bei tempi che furono, eravamo organizzati a respingere con forconi extracomunitari che in pieno settembre vogliono ancora raccogliere pomodori, eravamo preparati al decennale della caduta delle torri con festoni a stelle et strisce sui social network ed eravamo preparati persino a ricevere la consueta cartolina di Orfeo durante le sue classiche ferie negli Inferi, dove questa volta si è fatto sollazzare papaveri e papero dalle belle gemelle Agonia Luciana ed Estasi Lucrezia.
Agli scleroni estivi di Vasco, però, nessuno ci aveva preparato.
Cosa possa esser mai successo al rocker di Zocca non ci è certo dato sapere, ma da qualche tempo il buon Blasco ha iniziato a berciare come un comune adolescente in crisi ormonale sulla vita e in pieno trip da social network. Così i suoi video hanno invaso i telegiornali al pari dei vecchi video di quel portatore sano di turbante di Osama Bim Bum Bam e le sue bagarre arteriosclerotiche con quel cantautore di (S)Correggio prima e con un'impareggiabile cima di buon senso come Giovanardi poi hanno aumentato il carico di gossip da sfogliare sotto l'ombrellone, o su una più fresca e porcellanosa tazza di cesso.
Brllante operazione di marketing mediatico? Erano finiti i nani danzanti? O forse il Vasco nazionale, tenendo fede al deandreiano pensiero che vede la gente dar buoni consigli sentendosi come gesù nel tempio, si trova in morse antidolorifiche tali da non poter più dare nemmeno il cattivo esempio?
E se questi pseudo guru musicali dal click facile si concentrassero ogni tanto sui costi dei cd e dei live in italia? Così, tanto per provare un'emozione diversa.
Wednesday, 16 March 2011
Mentre il mondo piange lagrime di latte di mandorle, i misteri italiciui s'infittiscono.
Sembra che la sacra tris di Mandrakiana memoria costituita da King Fede, Soldatina Minetti e D'Artagnan Culo Mora sia capitanata dal temibile Aristide Bofonchielli, noto trans figlio di primo letto della defunta premieristica genitrice, già conosciuto alle forze dell'ordine dalla primavera del '45, quando lo scoppio di una granata a frammentazione in pieno ano e la carnosa equinità di un soldato americano strappato dalle piantagioni di cotone della fattoria Verri gli fecero scoprire nuovi orizzonti. Da allora ha cambiato molteplici nomi. Pasqualina mani d'oro, Rachele la Bombolonaia, Fiammata Scrondale, fino ad arrivare a quello con cui ultimamente è balzato agli onori della cronaca: Angela Favolosa Cubista. Pare che Angela, come ormai ha diletto nel farsi chiamare, millanti passioni danzerine e conduca campagne contro la droga di fronte alle telecamere, per poi inalare lexotan e urodie in polvere, spingendo giuovani donzelle, ammaliate dai suoi modi cortesi e dal suo odore caratteristico di nonna in pensione che prepara tegamate infinite di lasagne, in giri di prostituzione arcorini, educandole alle torbide pratiche del Suflone della lavandaia bavarese e del Capitombolo clitorideo carpiato.
Qui di seguito uno dei mugshot che siamo riusciti a reperire dagli archivi di Wikileaks al costo di un chilo di pere abate e tre morsi di cucciolone. La foto, scattata dall'appuntato Pagliarulo appena sei anni fa, ritrae il Bofonchielli pizzicato a Houston in stato di seria alterazione, dopo aver ingurgitato trenta prugne Sunsuit e mezzo chilo di stracchino rancido per sfoltire un fastidioso ingorgo posteriore.
Sunday, 13 March 2011

Wednesday, 9 March 2011
Dopo aver appreso la notizia i tre moschettieri si sono espressi in maniera lapidaria e concisa ai microfoni del nostro inviato Concezio con sibilline dichiarazioni:
"Dov'è la mia sciarpa di cashmere?"
"Ho colpito un segreto punto di pressione alla base del tuo solco balano prepuziale, tra diciotto minuti e un giro di valzer nasceranno i carciofi a Mimongo!"
"OOOORIUUUKEEEEN!!!"
Sunday, 6 March 2011

Molti hanno atteso per anni, altri non ci volevano credere. Noi di IdiosincrasiAlterata abbiamo aspettato fiduciosi e finalmente abbiamo tra le mani la notizia del secolo, e tutto questo grazie a Pasquale Puddico, il nostro inviato a Los Angeles per gli Oscar. Lo zozzone infame, invece di recarsi alla premiazione come avrebbe dovuto, colto da colite pseudomembranosa aveva scaricato tutta la sua indignazione per le costolette di agnello presso il bagno situato nei pressi della hall dell'hotel Opulentia dove, a nostre spese, alloggiava e si ingozzava, la merda. Ed è li che il Puddico ha riacquistato tutta la nostra fiducia e stima riportandoci due grandi notizie:
1.Il nostro inviato non è il solo a patire di colite pseudomembranosa: il regista sognatore dalla faccia sveglia Robert Zemekis è solito visitare numerosi bagni ogni giorno ad orari inconsulti ed è per questo che ha ridotto di molto la sua produzione filmica.
2. Grazie al legame indissolubile che si crea tra i malati di questa rara patologia, il Puddico è riuscito a strappare a Zemekis un segreto che vi farà sobbalzare dalla sedia: è in produzione il seguito di Ritorno al Futuro.
Sembra che il regista abbia deciso, dopo aver visto il capolavoro neo romantico di Mariano Laurenti “Uno Scugnizzo a New York”,di accantonare il buon vecchio tremante Michael J Fox, a favore di uno dei volti a cui noi italiani siamo più affezionati: Nino D'Angelo. Pare, inoltre, che abbia voluto nel cast la nota (puttana) Ruby Rubacuori, nel ruolo della figlia di Nino, e il famoso imprenditore (coglione) Richard Lugner nel ruolo di Doc. Purtroppo della trama siamo riusciti a carpire ben poco: il film sarà ambientato nei primi anni ottanta e il buon Nino viaggerà nel futuro per salvare sua figlia dalle grinfie di un premier arrapato di un non ben precisato paese europeo. Qui le prime scene, dove vediamo già all'undicesimo secondo l'attore partenopeo cercare, con l'aiuto di Doc Lugner, di recuperare Ruby dal Ballo delle Debuttane. Si prospetta un capolavoro!
Monday, 28 February 2011
Not to do what I have done
Spend your lives in sin and misery
In the House of the Rising Sun"
Un altro cadavere giovane su cui mangiare.
Chiudetevi in casa, disattivate i postriboli mediatici e occhio ai buoni sentimenti.
C'è chi attenta alla vostra sanità mentale.
Wednesday, 23 February 2011
Amare significa non dover mai dire amore chinati e verifica che per le mie tubazioni siano rispettate tutte le equazioni di Navier Strokes sui fluidi.
Probabilmente, dopo la visione forzata di Love Story e la lettura di alcuni quotidiani di ieri e di oggi, sarebbero state queste le parole che Jean Jacques Temperino (nei panni del tenebroso Rick Blaine) avrebbe rivolto alla bella Nara-Illsa, carezzandole successivamente le gote e forzando dolcemente il suo capo in zona solcobalanoprepuziale.
Siamo in piena tempesta e gli allarmismi sono all'ordine del giorno. Proprio ieri, per la rubrica ricerche scientifiche fatte alla segugio penis, molti quotidiani riportavano l'incresciosa e inquietante notizia che i rapporti orali sarebbero una possibile causa di tumori alla gola. Il rischio coinvolgerebbe biunivocamente sia le domatrici di carrube che gli amanti della fragola batuffolosa. Maura Gillison, professorona nonchè inappellabile pitale che passa tutte le sue domeniche a ricercare malattie del cazzo (è il caso di dirlo), consiglia di munirsi di ampie metrate di domopak con cui avvolgere le rispettive lingue prima delle operazioni e di armarsi di almeno quindici litri di lubrificante orale per evitare ustioni da sfregamento e uterine euforie.
Noi dal canto nostro possiamo solo sperare nell'ennesima leggenda metropolitana, alla stregua di quella che narra dell'esistenza di coccodrilli nelle fogne di Manhattan, di quella che millanta di presunte cecità post onanistiche e di quella riguardante l'immortale e vexata quaestio secondo cui dopo tre strofinate debba apparire il genio della lampada per esaudire i 3 desideri.
Tuesday, 22 February 2011
No, no e no!, continuava a frignare Rinaldo De Rocco, sindaco di Canale D'Agordo, sbattendo i piedi in terra. Perchè Eva Filipiak sì e io no?, proseguiva.
Non aveva tutti i torti, in effetti. A Wadowice, il villaggio di cui Eva è sindaco, ci vanno 2740 turisti al giorno, e a Canale tre o quattro all'anno.
L'Amministratore Delegato ascoltava torvo. Del resto l'Uomo di Wadovice aveva fatto tanto da Presidente della sua azienda, seppur stringendo amicizia con gente losca, nascondendo le malefatte di molti e isolando chi provava a richiamare i dipendenti alla moralità o a chiedere aiuto.
Invece quell'ometto di Canale? Aveva rischiato di mandare tutto a puttane, con le sue politiche etiche, con la sua voglia di tornare alle origini. Avrebbe potuto far perdere loro ogni privilegio, ma per fortuna era intervenuto quell'infarto a fermarlo, dopo pochi mesi di presidenza.
Gli occhi cattivi dell'A.D. si illuminarono di un bagliore sinistro: cosa c'era di meglio per infangare la memoria di un uomo che si vantava di essere retto che lucrare sulla sua memoria?
E poi i cinque sesti dell'investimento, oltre due milioni e mezzo, sarebbero arrivati dallo Stato, sempre prono alle esigenze dei potenti.
Ma sì, facciamolo, aveva detto alzando l'angolo della bocca, mostrando il suo solito ghigno beffardo. A lui non sarebbe dispiaciuto.
Monday, 21 February 2011
E pensare che stava andando tutto così bene.
Re Joffy Joffer e sua moglie Aoleon, indiscussi sovrani di Zamunda, avevano già organizzato tutto per le celebrazioni del matrimonio tra la loro figliastra Addolorata ed il dittatore Mu'ammar Ciro Antonio Gheddafi. E invece tra proteste e manifestazioni al buon Mu'ammar è toccato far saltare tutto, compresi i manifestanti. Questo inconveniente lo ha turbato così tanto da portarlo a minacciare l'Unione Europea di porre fine alla politica di cooperazione nella lotta contro l’immigrazione, di non procurare più prosperose minorenni per gli italici e premieristici bunga bunga e di riprendere il suo islamic conversion tour, che già mesi fa aveva toccato la nostra capitale registrando un sold out pari a quello di un concerto di Lady Gaga.
Ora pare che Mu'ammar Ciro Antonio non solo si sia rifugiato in Venezuela, ma abbia preso a lavorare anche per uno dei tanti Fast Food di Cleo McDowell, il quale, ancora dopo ventanni, continua a battersi contro la catena McDonald; in tutto questo si è invaghito così tanto della bella Mariacarmelogiovanna, contabile terziaria e donna di fatica nello stesso Fast Food, da volerla addirittura come (sedicesima) moglie.
Mu'ammar, non fare cazzate! Rigirare hamburger e broccolare portinaie che chiedono pochi spiccioli davanti alle porte dei cessi pubblici non è da te.
Torna da noi in Italia. Ti accoglieremo con 1000 procacissime hostess pronte alla conversione questa volta e crocifissi di zenzero da sgranocchiare durante i tuoi dibattiti.
Mu'ammar, torna nell'Italia tua.
Mu'ammar, nella stanza tua c'è ancora il letto come l'hai lasciato tu.
Sunday, 20 February 2011

Wednesday, 16 February 2011
Coi venti di kermesse sanremesi che soffiano potenti, parlare ulteriormente di quanto per l'ennesima volta facciano defecare sassi di plutonio le canzoni proposte, della discutibilità dei siparietti comici presentati e dei cachet catastrofici pagati coi soldi del contribuente medio - a sto giro gli applausi sono per le 250mila banane pagate (sembra) a Benigni, che l'ultima volta s'era accontentato solo di cantare una canzoncina (di merda) per la moglie - sarebbe una perdita ignobile del nostro già inutile tempo.
No, le nostre preoccupazioni al momento sono ben altre. Più potenti della Torah, più menagrami degli scritti di Nostradamus, più terribili del Necronomicon (scomunica a parte) continuano a terrorizzarci i testi di Alfonso Pregadio Marra. Che questo inutile ometto sia in realtà latore di inoppugnabili verità per il nostro misero mondo? Il dubbio ci assale e ci tormenta. Chiunque entri in contatto con tali testi viene condotto alla follia esattamente come i frati del monastero benedettino de Il nome della Rosa e arriva a recitare frasi prive di senso alcuno in quelli che solo ad occhi disattenti sembrano semplici booktrailer. Prima la mammellodontica duchessa Arcuri, poi Lele Culo Mora e ora tocca addirittura alla Rubentina avvertirci che, al pari di una novella Cassandra però più nuda, non riesce a trasmetterci le sue crude e poppute visioni di futuro intraviste tra le righe del Marra e dalla bocca le sfuggono, ahinoi, solo delle stronzate galattiche. Del resto persino quell'asina con la balbuzie della figlia del sommo vate stesso aveva provato ad avvertire il popolo della rete con un finto spot pubblicitario, in cui vaneggiava di una scoperta che cambierà profondamente il contesto umano.
E' quindi con la morte nel cuore (ed un prolasso genitale imminente) che ci chiediamo chi sarà il prossimo a cadere nella rete dell'Abate Napolebano Marra? Al momento, stando ai rumours che le nostre faine da notizia hanno annusato in giro per la rete, i più accreditati di questo patetico totomarra sono nell'ordine:
- Aristide Finocchielli, in arte Skeletor, che però sottolinea di dover prima conquistare Eternia;
- la Contessa Serbelloni Mazzanti Viendalmare, che gaiamente già prepara una bottiglia di dom pérignon ed una scure con cui mozzare il dito mignolo con anello pastorale al primo alto prelato che le capita davanti. Il tutto partendo, ovviamente, da una distanza di 76 metri.
Monday, 14 February 2011
Pensato per te, o fanatica donna in carriera.
Ideato per te, o pettinatissima fantesca.
Se anche tu ti senti gelminianamente radical-chic, ma la puttanella che è in te scalpita furente alla pari di una cavallina storna per poter venire allo scoperto e destreggiarsi tra vetuste verghe politicanti, corri allora a comprare
TALCO IDIOSINCRASIALTERATA
I suoi estratti di crigno e la nuova formula con più antrace conferiranno alla tua pelle la morbidezza di un travertino e l'insostenibile leggerezza dell'essere (troia ovviamente).
In comode confezioni da quattro chili.
Wednesday, 9 February 2011
Quando al viril maschio semiattempato proprio non tira più l'argano a motore ecco pronto l'abecedario della scusa riproporsi puntuale e fantasioso. E' questo il caso addirittura di cronaca di un arzillo sessantenne milanese che avrebbe portato in tribunale la moglie ed il suo soriano a pelo medio e pipi lungo, facendo esplicita richiesta di allontanare dalla camera da letto proprio il di lei felino Ermete Trismegisto, reo, a suo dire, di ripetuto voyerismo nonchè di giudizi miagolati ironicamente e non proprio favorevoli rivolti alla sua persona durante l'amplesso.
In ambito di coppia i malumori sarebbero maturati nel corso di mesi di cileccaggio continuo del tapino, sino a sfociare nel dramma una bella sera di dicembre quando l'uomo, disturbato dalla petulanza felina e dal vitreo giudizio di quegli occhietti, si sarebbe sollevato con garbo ed eleganza dal giaciglio e inveendo contro il micio acrebbe urlato un secco ma sostenuto
"Basta! Ora mi hai rotto i coglioni brutto gattaccio di merda!"
Dopodichè, avventatosi nudo con bieco furore sul povero Ermete, lo avrebbe dapprima intontito con una scarica di schiaffi da chilo a mano aperta in pieno muso, per poi spedirlo privo di conoscenza direttamente in piazzale Loreto con un calcione ben amministrato nel suo armonioso deretano da animale domestico.
L'uomo, di fronte all'accusa del giudice di essere semplicemente una gran testa di cazzo a cui non gli si rizza più nemmeno con l'ausilio di un crick per cingolati, si giustificherebbe asserendo con documentazione fotografica al seguito che lo sguardo diabolico di quel micio, all'apparenza così coccoloso e docile, avrebbe in realtà poteri mistici tali da provocare nell'ordine: l'inibizione della sua maschia dotazione, l'inasprimento di dolori nervo-sciatici a pensionati in un raggio di 15 km, il liquefarsi del sangue di San Gennaro, la trasmigrazione di 15 anime a piacere da un cerchio all'altro degli Inferi e un'ordinazione di 4 capricciose, due calzoni e 8 bionde medie dalla pizzeria Pizze mica Cazzi di Bertuccelli Igor & figli. Nel suo piccolo però anche la moglie, una vecchia ciabatta gattara più fanatica del pelo grigio del suo Ermete che del maritale nerchione, si difende, mostrandosi irremovibile nella decisione di fare del micio un ospite fisso del talamo nuziale - insieme ad altri sedici braccianti senegalesi, ma questa è solo una postilla nel documento presentato in tribunale - e replicando stizzita alle accuse del marito con un secco:
"ma tu guarda se a questa età abbisogna fare figure di merda di tal fatta anche in tribunale!"
Monday, 7 February 2011
Sunday, 6 February 2011

Wednesday, 26 January 2011

Non volevamo crederci, noi per primi.
Va da sé che ci hanno pagato profumatamente per tenere la notizia per noi, per non divulgarla, in modo da non diffondere il panico tra i nostri lettori, ma davvero non possiamo tacere, stavolta non possiamo reclinare il capo e obbedire.
Ci avevano preso in giro, quando eravamo stati sorpresi a studiare, tutti diligenti, libri come questo, sottolineandone con l'evidenziatore i passaggi fondamentali, preparandoci con una meticolosità mai avuta per un esame universitario; ridevano, “siete fuori di testa”, dicevano.
Ma avevamo ragione noi.
La notizia di cronaca più assurdamente tragica di ieri è stata abilmente camuffata da tentativo di ricatto, o chissà cos'altro.
Ma la verità ci è stata svelata: Mike Bongiorno is back from the dead.
A nulla valgono le dichiarazioni indignate dei suoi colleghi, che gridano all'indecenza e alla bassezza umana, la verità è che anni e anni di radiazioni televisive hanno finalmente portato al diffondersi incontrollato di quel virus che consente alla carne morta di tornare alla vita, e sono proprio i nostri beniamini catodici i più colpiti dall'epidemia, per forza di cose.
Fossi in voi nei prossimi mesi terrei d'occhio i feretri di Sandra & Raimondo, di Corrado, di Enzo Tortora, di Gigi Sabani: da vivi come da morti, è il nostro cervello che bramano.
À la prochaine,
E.
Monday, 17 January 2011
Friday, 14 January 2011
Thursday, 13 January 2011
Ci risiamo.
Non ci si può abbandonare nemmeno per un attimo ad un laconico ma dai che non ne vale la pena, è come sparare sulla crocerossa che te la rifanno sotto al naso. Ma questa volta no. Parafrasando Papa Pio VII innanzi all'Ufficiale napoleonico dalla verga carrubeiforme, Non possiamo Non dobbiamo Non vogliamo rimanere indifferenti di fronte a questo insulto alla pubblica decenza.
Settimane fa, di fronte ad una mammellodotata Arcuri che vaneggiava di strategismo sentimentale (?) riguardo ad una pseudo romanza dattiloscritta dei nostri tempi, avevamo scelto un tacito silenzio, ammaliati forse dalle due lune di Giove, Io e Ganimede. Questa volta tocca al buon Lele Culo Mora esprimersi positivamente su questo, a questo punto, capolavoro che lui stesso definisce il libro più straordinario che abbia mai letto, con buona pace dell'elenco telefonico di Bracciano, suo testo preferito, dove però non è riuscito a proseguire mai oltre l'Avv.Biraghi.
Eppure ad Alfonso Luigi Marra, mezzadro sessantenne di Acquisgrana reinventatosi avvocato, scrittore e parlamentare europeo (siamo in ottime mani, lo abbiamo sempre detto), non bastavano questi due pilastri della cultura internazionale per pubblicizzare la sua epopea estetico moralista. In un impeto di euforia ha contattato anche Giuseppina Fardoni (qui sopra nello splendore dei suoi 47 anni) per pubblicizzare "Il labirinto femminile". Tuttavia la Fardoni, già nota in passato per aver pubblicizzato gomme da masticare e supposte alla glicerina di cui divenne successivamente schiava alternandole alla masticazione delle gomme, non ha gradito la trama del già vendutissimo capolavoro, rivedendo nella storia di Luisa (la trentenne avvocatessa protagonista dedita ai risucchi di nafta dai più disparati serbatoi) episodi della sua travagliata storia d'amore con lo stesso scrittore Marra. Per questo motivo ha deciso di pubblicizzare sì il testo, ma usando il titolo della bozza antecedente la pubblicazione che già, in tempi non sospetti, era stata bocciata dalle case editrici più autorevoli con un epiteto che lei stessa, sorniona e ghignante, tiene bene in vista.
Noi invece non possiamo che essere dalla parte dell'ammore narrato dal Marra, mostrandoci ansiosi di trovare questo libello in qualche mercatino dei libri venduti al chilo o abbandonato in qualche stazione, per poter finalmente appagare la nostra ormai innegabile curiosità.
Monday, 10 January 2011
Tempi duri signori, tempi duri.
Anche su idiosincrasia si abbatte l'ombra della minaccia, della vessazione psicologica, del velato consiglio antecedente le mazzate. A recapitarci il minaccioso volantino è Giovanbattista Panari, che gagarone campeggia al centro dello stesso, mentre mostra le dimensioni da conca di limone alle quali vorrebbe adeguare i nostri orifizi da babbani incalliti. Noto attivista della falange armata del nucleo paralavorativo anticazzeggio, il Panari ( cinquantadue primavere il prossimo luglio ed ex taccheggiatore di supermercati lidl ) è già noto alle forze dell'ordine per i numerosi pacchi bomba recapitati alla sede delle Edizioni Paoline, per il ripetuto stalking alla Hunziker e ad Iva Zanicchi, nonchè per altri piccoli reati come la pioggia di raudi alla merda sui comizi di Romano Prodi del 1996 e l'istigazione all'accattonaggio a suon di calcagnate nei denti di dieci piccoli nani Oompa Loompa. Ad allungare questa già nutrita lista di marachelle la non remota certezza che possa essere proprio il Panari l'autore delle scritte di stampo squisitamente brigatista apparse contro il povero Marchionne in questi giorni ed il mandante dell'aggressione al giornalista pacioccone Adinolfi, randellato a colpi di casco da otto fatine dei dentini.
Lo vedi caro utente medio cosa succede a parteggiare per gli oppressi? Lo vedi, o indefesso lettore, quello che accade a voler rievocare nella realtà film come Gung Ho in orgogli italici formato fabbrica come la Fiat? Lo vedi, integerrimo follower, cosa succede a voler fare del giornalismo nonostante la propria obesità? In altre parole, lo vedi Larry cosa succede quando cerchi di fottere chi non conosci?
Aspettando nuove missive da parte del Panari, rimaniamo in attesa dei nuovi sviluppi di cronaca che tanto ci sollazzano oggigiorno e rammentiamo con una lagrima quello che, in tempi di polemiche, ci han sempre ripetuto i nostri padri fondatori:
















