Sunday, 3 March 2013



Di tanto in tanto mi smentisco e posto esattamente quello che avevo anticipato. Come minacciavo giovedì con la vignetta "Anacronismi" oggi vi intratterrò con la vita e le opere di Maurizio Cattelan.

Se la volta scorsa davo per scontato che lo conosceste è sopratutto perché spesso si è guadagnato trafiletti su giornali o Tg per la natura provocatoria delle sue opere.

Per introdurvi il personaggio rapidamente niente di meglio che rubare subito una riga alla sua pagina di wikipedia : "È stato definito da Jonathan P. Binstock, curatore d'arte contmporanea, come uno dei più grandi artisti post-duchampiani e un furbacchione, anche”.
Che Binstock è un galantuomo, altrimenti avrebbe potuto dire, più sinteticamente :"Cattelan è uno stronzo". E nessuno, tanto meno Cattelan, avrebbe trovato da ridire.

Facendo un rapido riepilogo delle sue opere pià note iniziamo da "La nona ora" Dove Woitila, colpito da un Hitler in ginocchio con le mani conserte nell'atto della preghiera. L.oV.e (libertà, odio, vendetta, eternità) una mano apera nel saluto fascita di cui tutte le dita si sono corrose ad eccezione del dito medio che rimane alzato, esposta di fronte a piazza affari. Cribbio, per la sua prima presenza alla biennale di venezia intitolò l'opera "Lavorare è un brutto mestiere" non espose nulla e anzi, affitò a pagamento lo spazio che gli era stato concesso a un agenzia pubblicitaria che lo usò per scopi commerciali durante la durata della mostra.

Cattelan è uno stronzo, ma le sue provocazioni sono gratuite solo se non si ha voglia di riflettere. E' un iconoclasta. Per chiunque abbia un briciolo di ironia le sue opere sono motivo di riflessione. Molteplici non offrono altra interpretazione che quella che l'interlocutore è disposto a offrire, mosso dall'indignazione o dalla sorpresa, la statua di Hitler ne è un perfetto esempio, ci si può indignare di fronte all'uso del personaggio che incarna il male e il buio offerti dall'ultimo secolo come renderci conto di come sia un icona del passato che, in un ottica di crescita, possiamo dimenticare e ignorare. Oppure chiederci se la sua preghiera sia sincera, se chieda di essere perdonato o dimenticato o se, eventualmente, stia tentando un ultima volta di ingannare tutti. Chissà se il saluto fascista corroso è irriverente verso il fascismo o verso i "mercati finanziari" che gli sono sopravvissuti e che ne hanno migliorato la formula. o se l'irriverenza è dei mercati verso di noi. Fluide, le opere, si affidano a noi per trovare un significato. Di volta in volta, in base all'umore e all'esperienza gliene diamo uno, dimenticandoci che domani gliene daremo un altro, magari semplicemente perché le scarpe che indosseremo avranno un tacco più alto, già dimentichi delle certezze che ci illuminavano il giorno prima. 

Per chi invece perde tempo a indignarsi semplicemente perché punto sui propri pregiudizi la soluzione è rendersi conto che più che dei simboli bisogna avere timore dei fatti e che, per crescere, prima ho poi bisogna smettere di avere paura del buio.

Saturday, 16 February 2013


Se non fosse per la "cazzatona" sparata da Saviano, che ieri meritava il terzo posto nella nostra personale classifica settimanale di stronzaggine, mi sarei persino dimenticato di aver mai visto Django. Django è un film "già", nel senso che è un film che quando incontri qualcuno prima o poi uno dei due chiede :"...e te Django lo hai già visto?". Questo capita quando la pubblicità di un film, le interviste al regista, le anteprime su Ciak (esce ancora?), i quindici trailer, ecc, sono più importanti del film stesso. La qualità effettiva di un "film già" è assolutamente irrilevante, infatti chiunque, più o meno inconsciamente, avrà deciso se il film è un capolavoro o una fetecchia mesi prima di vederlo (se lo farà mai) e difenderà la propria ragione con le unghie e con i denti.

Django non mi è spiaciuto, lo ammetto, rispetto a "Bastardi senza Gloria" mi sono annoiato molto meno ma l'ho trovato ugualmente scontato e vuoto. Però Tarantino avrebbe bisogno di qualcuno che lo obbligasse a tenere i film sotto le due ore. Così magari si troverebbe costretto a rinunciare a riempire i film di niente solo per coccolare il suo ego già sufficientemente espanso verso più infinito.
Valga come esempio su tutti lo scozzo finale tra Waltz e diCaprio. Il cui esito è telefonato dall'inizio della scena eppure questa si trascina in un interminabile botta e risposta tra i due, moscio come un biscotto nel thè caldo, per una decina di interminabili minuti completamente privi di tensione. Se Tarantino avesse avuto un limite si sarebbe accorto che aveva a disposizione solo pochi minuti e l'avrebbe conclusa con un lampo inatteso come ai cari vecchi tempi della scommessa nel finale del suo episodio di Four Rooms. Che vale anche come esempio di come, Tarantino, quando vuole, sa omaggiare in maniere sovversiva e originale.

Un ultima parola sulla "riflessione" di Saviano. L'ho definita una "cazzatona" più per come viene esposta, il solito misto di retorica alla melassa misto a patetismi da nonna papera, esprime un concetto interessante : il film è ambientato nel 1859 ma è meno ieri di quanto ci si voglia illudere oggi. Peccato poi gongoli su come questo film appaghi quella "giusta" sete di vendetta (confusa con la giustizia, che sempre più sembra meno un concetto e più un attributo di Dio) per le ingiustizie del mondo. E segua tracciando un parallelo con la vicenda degli schiavi a Lecce. 
Personalmente non credo che il parallelismo possa reggere sotto il peso finale dell'invito a schierarsi a favore degli sfruttati e dei vilipesi. Probabilmente Saviano non ha visto il film e cercava soltanto una parola da mettere nel titolo per attirare l'attenzione su una giusta causa, un trucco un po' meschino ma d'effetto, lo avesse scritto qualche mese fa probabilemente l'avrebbe intitolato :"i Pockemon mi ricordano gli schiavi di Lecce". SE lo avesse visto si sarebbe accorto che nonostante il protagonista di colore è una tranquilla fantasia piccolo borghese di potenza, il sogno segreto che alberga in ognuno di noi di subire ingiustizie tremebonde che poi ci giustifichino mentre commettiamo qualsiasi atrocità. (Esempio:il meraviglosamente, involontariamente, auto-ironico, "Commando" )Alla fine Django è davvero il nero su un milione che, avvallando in pieno le teorie del frenologo diCaprio che, almeno sulla carta nelle intenzioni del film dovremmo trovare ridicole, trascende la razza, diventa un assassino come un bianco qualsiasi e ,mica organizza la rivolta e si batte per i diritti dell'uomo, no, fa una cazzo di strage pieno di autocompiacimento, si riprende la sua donna, che è una principessa e va solo salvata, e alla fine va in culo a tutti per i fatti suoi. 
Mi sembra l'opposto di quello su cui Saviano vorrebbe farci riflettere. Ma magari io il film l'ho visto.


P.s
Va in Calce che tanto a Tarantino quanto a Saviano, come persone e anche semplicemente in quanto professionisti non sono degno di lavare i piedi il giovedì santo. Ma ho una tovaglia a quadri rossi e bianchi , e una bottiglia di vino. Ho diritto a quest'opinione.

Monday, 4 February 2013


Mi guardo (anche) le peggio cazzate
Per chi, come me, non ha associato il digitale terrestre a qualche offerta premium la supposta rivoluzione nelle telecomunicazioni italiane non ha portato molto. Questo se si esclude la moltiplicazione di reti minori ,un tempo limitate al proprio territorio, e alla loro programmazione sgangerata. Così è possibile intercettare ,tra una pubblicità di un mobilificio lunga quanto un documentario di quark e concorsi per cantanti di pianobar, decine di film italiani. Più o meno tutti
con Edwige Fenech ,Lino Banfi ,Alvaro Vitali e via enumerando che tanto avete già capito di quali film sto parlando. Elencare i titoli sarebbe superfluo, perché nel bene e nel male spesso si tratta sempre degli stessi spunti e delle stesse gag. In questo mare magno si trovano però anche gemme tirate con noncuranza ai porci giusto per riempire quell'ora e mezzo prima dell'attesissima gara di mazurke delle 23e39. E così non mi sono sorpreso troppo quando qualche sera fa su Italia 53 (esiste) ho visto ,plausibilmente nella sua versione sforbiciata per le sale a seguito dello scandalo che suscitò nella prima settimana di proiezione, "Nonostante le apparenze... purché la nazione non lo sappia... all'onorevole piacciono le donne". Un film di Lucio Fulci con Lando Buzzanca che si propone come commedia di costume e che oggi ha tutti i toni dell'oscura profezia: Giacinto Puppis (Lando Buzzanca) è un presidente del consiglio poco pulito, sostenuto dal vaticano e colluso con la mafia con ambizioni da presidente della repubblica. L'unico ostacolo alla sua presidenza è il fatto che il nostro è un incurabile erotomane ,spesso preda di raptus di cui poi non sembra ricordare niente. Mentre i suoi collegamenti con il vaticano fanno di TUTTO (e intendo TUTTO) per aiutarlo cercando di farlo curare e insabbiando gli scandali i mafiosi che lo hanno sostenuto vorrebbe ucciderlo non sopportando la vergogna di essere collusi con un maniaco sessuale. Per non martoriarvi i coglioni con l'ennesimo post troppo lungo lascio il compito di fornirvi una sinossi dettagliata della trama alla pagina di wikipedia del film. Ancora meglio, vi consiglio di vedervelo, su youtube è disponibile (anche se un po' affettato) e dubito che il dvd possa costare più di un paio d'euro sulla baya, perché forse il difetto più grave di questo film è di essere un gran bel film. Fulci è in spolvero e Lando Buzzanca era all'apice della sua carriera e il ritmo è eccellente (o almeno, così m'è parso). 
Se escludiamo l'idiosincratica dimostrazione di dignità e contegno data dai mafiosi il film sembra scritto ieri per oggi. E invece è del 1972 (ci tengo a sottolinearlo) e, come accennavo, generò grande scandalo. Non male per quella che doveva essere solo una commedia senza alcun intento di denuncia. Il ritiro dalle sale, la riedizione censurata, tutto fa sentire un odore di culo sudicio nell'aria che non si può ignorare, più per quello che il film implicava che per il film in se. Forze dell'ordine se non incompetenti direttamente inutili, un presidente del consiglio colluso con la mafia, il vaticano come seconda mafia (tanto nei metodi quanto nei legami con il potere) in una commedia piena di splendide chiappe fecero tremare cupole cupoloni e colli. Probabilmente per puro caso. 
E intanto sono terrorizzato dal fatto che quello che all'epoca voleva essere una satira in salsa erotica dell'Italia e dei suoi politici QUARANTADUE anni dopo sia la pura e semplice verità.



Thursday, 17 January 2013


Lo so, Lo so, oggi doveva esserci l'Egoista MA il destino c'è avverso e quindi lo rimandiamo a Sabato, nel frattempo, per ingannare l'attesa, ci trastulliamo con "Mi guardo (anche) le peggio cazzate" che dopo uno spettacolare inizio arriva già al suo secondo appuntamento. In questa nuova tappa del nostro viaggio nelle idiosincrasie del gusto parleremo di un bellissimo film brutto e di un brutto film bello affratellati da temi comuni affrontati in maniera diametralmente opposta. Il primo è Avatar e dubito che non ne abbiate sentito parlare mentre il secondo si intitola District 9 (il titolo è rimasto inalterato nel passaggio in italiano) del quale invece dubito che ne abbiate sentito parlare o che, addirittura, lo abbiate visto, complice una campagna di marketing completamente assente.
Il primo è una gioia per gli occhi, portatore ancora insuperato del verbo del "nuovo" 3D cinematografico si accontenta di essere spettacolo senza sostanza e si avvale di una storia riciclata almeno mille altre volte dalla storia originale di Pocahontas e che si porta dentro tutto il senso di colpa represso di un nazione costruita sul genocidio. Il tutto si muove secondo uno schema ampiamente collaudato e seguito in maniera così rigida che in confronto il finale di Titanc era meno scontato (sempre di Cameroon comunque, forse col tempo gli è venuta voglia di trame prevedibili che non intralciassero il suo lavoro di regista). Gli umani (gli americani) scoprono un pianeta ,chiamato sottilmente "Pandora", ricco di roba che vogliono (il continente americano nel 1942 ca) pieno di alieni bellissimi, altissimi, dai volti felini e con una religione spiritualico/panteistica da insulina(la versione più romanzabile possibile degli indiani d'america). Il protagonista ,servendosi di un avatar dalle sembianze di un alieno, si infiltra tra gli alieni per convincerli pacificamente a cedere le loro ricchezze agli ameriterrestri prima che però non vedono l'ora di sterminare tutti. Finirà per scoparsi la figlia del capo, diventare l'eletto, essere il protagonista di qualche profezia dove si cavalca/doma/uccide un qualche animale sacro/scassascroto e infine guida la rivolta che scaccia l'invasore e rende liberi i buoni selvaggi. Si, proprio come Balla coi Lupi, Stargate e Red Scorpion.
E come in District 9. Solo che in District 9 gli alieni sono brutti come la lerda. E sono dei profughi.
Non hanno niente che vogliamo e non sono qua per muoverci guerra. Anche se sono arrivati qua dallo spazio non servono a un cazzo. Semplicemente nel 1982 un astronave aliena si materializza su Johannesburg in Sudafrica. E in linea coi tempi segregano anche loro. In pratica gli alieni sono i nostri albanesi o, più recentemente, libici chiusi in un qualche c.p.t o c.i.e. Sono anche sporchi e indolenti. Nulla si sa di loro ne interessa. nel migliore dei casi sono un fastidio, nel peggiore con il loro commerciano con la mafia locale (anche perchè il governo non vuole portare avanti alcuna mediazione per ragioni di mero populismo). Il protagonista lavora per l'agenzia incaricata di controllarli e sta organizzando un censimento finalizzato a una deportazione di massa e a causa della sua stupidità si trova a trasformarsi gradualmente in un alieno. Immediatamente emarginato dalla società si allea controvoglia con un alieno che ha trovato un modo per scappare e che gli promette, in cambio del suo aiuto, di renderlo nuovamente umano.
Il protagonista di Avatar è un ex-marine inchiodato sulla sedia a rotelle (perché nel futuro si viaggia tra le galassie ma se sei sulla sedia a rotelle sei sulla sedia a rotelle) che, grazie a un "Avatar" dalle sembianze aliene in cui trasferisce la propria coscienza, entra a far parte di una comunità che vive,tromba e caccia tra le fronde di enormi alberi in una foresta pluviale incontaminata. Tralasciando che il protagonista, dovendo scegliere tra una vita da schifo da invalido circondato da barriere architettoniche e viveretrombarecacciare si sarebbe venduto agli alieni anche se fossero stati pedofili e nazisti, è uno dei sogni bagnati di sempre. Cribbio, ora che ci penso probabilmente risale al Beowulf. Il protagonista di Distric 9 ne è l'esatto opposto. E' lo sfigato che a scuola sfottevano tutti e che adesso occupa un posizione da burocrate di alto livello e a cui quello straccio di potere ha dato alla testa.E' sposato, guarda caso, con la figlia del capo. Ha già vinto la sua battaglia per l'integrazione. E' felice nella sua posizione e non la lascerebbe per nulla al mondo e con gioia nelle prime scene del film ci dimostra come "controllo delle nascite" e "lanciafiamme" siano due cose che ,parlando degli alieni, stanno benissimo nella stessa frase. E' meschino e stupido e quando inizia a trasformarsi in alieno fa quello che faremmo tutti : impazzisce. Immediatamente rigettato in quanto diverso per tutto il film il suo unico scopo è tornare umano, ritornare nel suo confortevole guscio, e, quando nel finale combatte rischiando la propria vita per permettere all'alieno che gli ha promesso che lo farà tornare umano non lo fa per altruismo. lo fa per esasperazione, per reazione, per rabbia contro chi più di tutti non lo ha ascoltato, gli ha impedito di spiegarsi e gli ha negato aiuto semplicemente per calcolo e pregiudizio. Purtroppo il film non è bello come questa sovversione. gli effetti speciali sono carini ma si vede che i soldi sono finiti presto, e la storia non sembra sapersi decidere su come farsi raccontare. Diviso tra Mockumentary e film d'azione vive diviso e il ritmo frammentario infastidisce. Però ci costringe a confrontarci con un personaggio sgradevole quasi quanto Frodo. Ho iniziato questo post sostenendo che questi due film abbiano lo stesso argomento.Credo di averlo provato.Avatar è il sogno dell'eroe che avremmo sempre voluto essere, District 9 è lo stronzo che sotto-sotto abbiamo sempre temuto di essere.



Wednesday, 19 December 2012





E con arroganza posto la vignetta che sabato avrei voluto che accompagnasse la mia troppo lunga  critica sulla serie tv Smallville. Se non l'avete letta non vi biasimo se vi ho incuriosito e i periodi troppo lunghi e forse sconclusionati non vi spaventano potete farlo qua.

Saturday, 15 December 2012


Un tempo ritenevo i miei gusti estremamente raffinati. Oggi so che non è così e, per adesso, tanto vi basti. Fatto sta che negli anni mi sono sciroppato più o meno tutta l'offerta di fiction televisiva dalle prime sortite di Linda Carter nei panni di Wonder Woman fino agli ultimissimi episodi di Fringe passando per camera caffè e con una predilezione verso tutto ciò che fosse animato. Un percorso che mi ha portato a scoprire come spesso ci si possa godere una serie prescindendo dalla sua effettiva qualità, innamorarsi di personaggi nonostante le storie che li vedono protagonisti, trovare spunti interessanti persino nel più trito dei copioni. Discutere di queste idiosincrasie del gusto è l'intento di questa nuova rubrica titolata, giustamente, :" mi guardo (anche) le peggio cazzate".

Apre le danze:"Smallville, un apologia dell'autocastrazione".

Se la vostra vita sociale ultimamente avesse perso di brio, se la disoccupazione vi stesse sorridendo o se un malanno di stagione vi avesse inchidato in casa non è poi così improbabile che nel primo pomeriggio di venerdì scorso abbiate visto, come me, l'ultimo episodio di Smallville. La definitiva conclusione di dieci anni di storie televisive intitolata subdolamente di suoi autori, sempre fiduciosi nella capacità di noi spettatori di capire le sfumature più sottili, semplicemente "Finale". Non so voi, ma io smallville, talvolta per lontananza del telecomando, l'ho visto tutto. Tutto. E posso garantirvi che la media della sottigliezza è esattamente questa. Nata dieci anni fa sotto la cattiva stella della causa legale tra la D.C e gli eredi dei creatori di superman la serie si ritrovava menomata ("castrata") in partenza degli elementi più iconici del personaggio,con un Budget per gli effetti speciali che permetteva al massimo un portatile con una copia di After effect pirata Clark Kent non avrebbe potuto volare, non avrebbe potuto indossare nessun tipo di costume che rimandasse anche solo vagamente a quello di superman e non avrebbo potuto essere chiamato in nessun caso Superboy. Questi limiti avrebbero potuto incendiare l'ambizione creativa di alcuni scrittori, ispirarli, spingerli verso nuove e più alte vette.A volte capita, stavolta no. E così l'intera serie sembra riflettere sia la frustrazione di dover essere un giorno Superman senza poter mai essere prima Superboy sia la totale mancanza di voglia di nascondere questa frustrazione. La necessità di ingoiare il rospo diventa quasi subito il fulcro morale della serie con "nessuna buona azione resterà impunita"  a fare da corollario, Il nostro Clark Kent se ne accorge rapidamente e la sua caratterizzazione ci offre un personaggio che non vorrebbe ingoiar alcunché finché non rimane l'ultima alternativa possibile, il risultato è un protagonista che non solo non sembra destinato a diventare nessuno dei superman che quasi settant'anni di storie a fumetti e non ci hanno offerto ma non sembra destinato a diventare niente. Ma Superman in se non è un personaggio facile da scrivere, rischia di essere noioso anche in mani capaci, e così spesso le sue storie hanno trovato forza nel vasto cast di personaggi secondari ,negli spunti che questo offriva, a partire dal cambio di prospettiva. Non è così in Smallville. Qua Clark si sente il centro del mondo e il mondo, costantemente, gli ricorda che è esattamente così, gira tutto intorno a lui, e il nostro, segretamente, se ne bea.E questo porta alla luce l'altro tema della serie, la masturbazione. Tutto quello che non è castrante o autocastrante  è direttamente masturbatorio. L'importante è che non sia sesso o soddisfazione. Valga come esempio Chloe Sullivan, personaggio inventato appositamente per la serie con la funzione principale di non essere pipata da Clark pur desiderandolo tantissimo. Guidata dalla repressione costante dei propri istinti sessuali la nostra arriverà a costruire una rete di sorveglianza su tutta Metropolis per aiutare Clark nella sua missione di aiutare il prossimo. Entro la fine riuscirà a accattarsi il secondo miglior arrivato , Freccia Verde, comunque belloccio e milardario ma non smetterà mai, neppure per un istante, di ricordare a chiunque, umano o alieno, quanto le bruci che con tutto quello che ha fatto per lui Clark non l'abbia mai schiacciata neanche una volta.
 E io, insieme a loro, a farmi male. Smallville comunque mi mancherà (almeno fino alla prossima replica).Rassicurante nel suo immobilismo che fa propria la lezione della scuola bonelli mi ha divertito per dieci anni con storie autoconclusive masturbatorie e archi narrativi castranti, promettendomi costantemente che un giorno avremmo fatto sesso assicurandosi poi che non succedesse mai, trasformando noi spettatori in tante Chloe ad aspettare che la nostra fedeltà un giorno venga ricompensata. Perchè ,nonostante tutti i suoi difetti ben evidenti, l'incapacità o la mancanza di volontà di creare tensione narrativa, la totale perdita di logica interna o coesione di alcuni episodi, i dialoghi triti, la morale sghemba non riescono a nascondere il successo più grande di questa serie: deludere sistematicamente e nella maniera più frustrante possibile qualsiasi forma di aspettativa abbia attivamente partecipato a creare. E questo non è poco.