Saturday, 16 February 2013


Se non fosse per la "cazzatona" sparata da Saviano, che ieri meritava il terzo posto nella nostra personale classifica settimanale di stronzaggine, mi sarei persino dimenticato di aver mai visto Django. Django è un film "già", nel senso che è un film che quando incontri qualcuno prima o poi uno dei due chiede :"...e te Django lo hai già visto?". Questo capita quando la pubblicità di un film, le interviste al regista, le anteprime su Ciak (esce ancora?), i quindici trailer, ecc, sono più importanti del film stesso. La qualità effettiva di un "film già" è assolutamente irrilevante, infatti chiunque, più o meno inconsciamente, avrà deciso se il film è un capolavoro o una fetecchia mesi prima di vederlo (se lo farà mai) e difenderà la propria ragione con le unghie e con i denti.

Django non mi è spiaciuto, lo ammetto, rispetto a "Bastardi senza Gloria" mi sono annoiato molto meno ma l'ho trovato ugualmente scontato e vuoto. Però Tarantino avrebbe bisogno di qualcuno che lo obbligasse a tenere i film sotto le due ore. Così magari si troverebbe costretto a rinunciare a riempire i film di niente solo per coccolare il suo ego già sufficientemente espanso verso più infinito.
Valga come esempio su tutti lo scozzo finale tra Waltz e diCaprio. Il cui esito è telefonato dall'inizio della scena eppure questa si trascina in un interminabile botta e risposta tra i due, moscio come un biscotto nel thè caldo, per una decina di interminabili minuti completamente privi di tensione. Se Tarantino avesse avuto un limite si sarebbe accorto che aveva a disposizione solo pochi minuti e l'avrebbe conclusa con un lampo inatteso come ai cari vecchi tempi della scommessa nel finale del suo episodio di Four Rooms. Che vale anche come esempio di come, Tarantino, quando vuole, sa omaggiare in maniere sovversiva e originale.

Un ultima parola sulla "riflessione" di Saviano. L'ho definita una "cazzatona" più per come viene esposta, il solito misto di retorica alla melassa misto a patetismi da nonna papera, esprime un concetto interessante : il film è ambientato nel 1859 ma è meno ieri di quanto ci si voglia illudere oggi. Peccato poi gongoli su come questo film appaghi quella "giusta" sete di vendetta (confusa con la giustizia, che sempre più sembra meno un concetto e più un attributo di Dio) per le ingiustizie del mondo. E segua tracciando un parallelo con la vicenda degli schiavi a Lecce. 
Personalmente non credo che il parallelismo possa reggere sotto il peso finale dell'invito a schierarsi a favore degli sfruttati e dei vilipesi. Probabilmente Saviano non ha visto il film e cercava soltanto una parola da mettere nel titolo per attirare l'attenzione su una giusta causa, un trucco un po' meschino ma d'effetto, lo avesse scritto qualche mese fa probabilemente l'avrebbe intitolato :"i Pockemon mi ricordano gli schiavi di Lecce". SE lo avesse visto si sarebbe accorto che nonostante il protagonista di colore è una tranquilla fantasia piccolo borghese di potenza, il sogno segreto che alberga in ognuno di noi di subire ingiustizie tremebonde che poi ci giustifichino mentre commettiamo qualsiasi atrocità. (Esempio:il meraviglosamente, involontariamente, auto-ironico, "Commando" )Alla fine Django è davvero il nero su un milione che, avvallando in pieno le teorie del frenologo diCaprio che, almeno sulla carta nelle intenzioni del film dovremmo trovare ridicole, trascende la razza, diventa un assassino come un bianco qualsiasi e ,mica organizza la rivolta e si batte per i diritti dell'uomo, no, fa una cazzo di strage pieno di autocompiacimento, si riprende la sua donna, che è una principessa e va solo salvata, e alla fine va in culo a tutti per i fatti suoi. 
Mi sembra l'opposto di quello su cui Saviano vorrebbe farci riflettere. Ma magari io il film l'ho visto.


P.s
Va in Calce che tanto a Tarantino quanto a Saviano, come persone e anche semplicemente in quanto professionisti non sono degno di lavare i piedi il giovedì santo. Ma ho una tovaglia a quadri rossi e bianchi , e una bottiglia di vino. Ho diritto a quest'opinione.

Friday, 15 February 2013


- Dove sei stata fino a quest'ora, puttana? E cos'è questo uccello?
- Fatti i cazzi tuoi! Non ti riguarda!
- Toh, un ladro!
BANG (x4)!

Questo lo stralcio di conversazione che sembra esserci stato prima della tragedia, avvenuta proprio alla vigilia del flashmob di san valentino contro il femminicidio, che sta infiammando le prime pagine di tutti i giornali. Il paraculo paratleta Pisto(LE)rius dichiara la sua innocenza. Noi non ci esprimeremo, salvo il lastricare questa pagina web con le tre posizioni della classifica tanto amata persino dalle braccia meccaniche del Dottor Octopus (figuriamoci dalle gambe in adamantio del nostro affezionatissimo) e che, garbatamente, s'appella Lo Stronzo Della Settimana.
Al terzo posto l'ipse dixit della settimana che tanto ci piace e ci accalora tra i lombi, venuto fuori direttamente dalle fauci di Roberto Saviano. Il nostro eroe, dopo aver visto l'ultima prodezza cinematografica targata Tarantino, avrebbe fatto le sue considerazioni (tanto attese dai più) sostenendo che Django gli ricorderebbe tutti colore che, con sangue, sudore e negrezza, raccolgono pomodori nelle campagne del leccese. Non osiamo immaginare cosa mai avrà potuto scatenare nella sua testa la visione della Morte Nera nella trilogia di Guerre Stellari.
Secondo posto parimerito per due amanti del movimento orale. 
Mezzo argento per la giornalista canadese che, nel goffo tentativo di illustrare come suo figlio si lava i denti, è finita per simulare com'è solita fare i gargarismi lei insieme con suo marito.
Mezzo argento per l'ignoto automobilista che in Michigan sarebbe stato arrestato mentre nella sua auto si sollazzava oralmente con un dildo falliforme. "Non riesco a credere che non abbiate mai visto sigari simili!", avrebbe dichiarato l'uomo alla gendarmeria intervenuta sul posto.
Al primo posto il grande rientro dell'Apocalisse Zombie che noi tutti, prima o poi, speriamo accada per mettere in atto tutto ciò che dovremmo aver imparato in anni di film e telefilm. Il network KRTV in Montana avrebbe addirittura interrotto la normale programmazione per allertare i suoi telespettatori dell'imminente pericolo zombesco con morti che potevano bussare alle porte di casa da un momento all'altro. La cosa sarebbe stata causata da hacker giocherelloni e noi ci chiediamo cosa potrebbe causare una falsa notizia del genere in Italia. Immaginate un'armata di politici zombie capitanati da Cossiga che tornano a reclamare il loro dazio. Nel dubbio, iniziate a sbarrare porte e finestre.
Alla prossima settimana!

Wednesday, 13 February 2013


Ah beh, e come si fa a non parlare di SanRemo? Qui tra sbadigli, pop corn stantii e disperati tentativi di rimaner svegli, c'abbiam passato una serata difficile da dimenticare, e non in bene. Complice la mia atavica idiosincrasia per il molle Fazio, non c'è molto che salvo, di questa prima serata, anzi, boccio molte cose. Prima fra tutte la squallida minicontestazione che ha colpito Crozza, uno bravo quanto si vuole, ma che con la satira politica c'entra assai poco, tant'è che ha colpito praticamente ogni schieramento coi suoi blandi punzecchiamenti; poi la geniale formula di quest'anno, che permette a tutti di andare in finale, perché sì, è una gara, ma qui si sono impegnati tutti quanti e meritano tutti la medaglia, come in un contest tra ritardati (sì, mi attirerò polemiche e odio, ma quando ci vuole ci cuole); per finire, per farla breve, con gli artisti in gara, tra cui salvo Daniele Silvestri e forse Raphael Gualazzi e spedisco a calci al creatore soprattutto i beniamini degli hipster Marta Sui Tubi e l'intollerabile Marco Mengoni, ché criticare Maria Nazionale è come sparare sulla Croce Rossa.
Il vincitore, invece, è uno solo, inimitabile e sorprendente, dissacratore e magico: Toto, la scelta del Coro dell'Armata Rossa è stata geniale. E poco male se è costata le dimissioni di Ratzinger, che s'era giocato la poltrona col Cardinal Bertone sostenendo che avresti scelto il Coro delle Guardie Svizzere.
E v'è andata bene,
S.

Monday, 11 February 2013


Mentre voi miscredenti vi lasciate andare in facili umorismi e fallaci battute da social network sulle odierne defezioni papali, il terrore serpeggia tra le basse schiere di baciapile e gli alti prelati di Pontifex che ancora non sanno come interpretare la decisione di chi fece il gran rifiuto. E le domande restano sempre le stesse. Chi potrà occupare il trono vacante? Quale sarà il destino della casa del grifon d'oro? Riuscirà Buscetta Ratzi a vendere tutti i suoi paramenti su ebay? A queste, e ad altre, domande potrà rispondere solo il tempo. O Bruno Volpe di Pontifex non appena avrà smesso di piangere.

Sunday, 10 February 2013


Buongiorno utenti dal sottile appetito e bentornati alla rubrica preferita dai nutrizionisti di Aleppo: la Nouvelle Couisine di Idiosincrasia Alterata.
Dopo le numerose proteste arrivate da pacifici e assennati vegani sotto la nostra redazione, abbiamo deciso di proporre una ricetta cruelty-free per accontentare anche i palati più attenti: l’Insalata Idiosincratica.

Innanzitutto recatevi in un campo di lattuga dove, con la gentilezza che vi contraddistingue da sempre, chiederete a un cespo di seguirvi a casa per essere divorato crudelmente. 
Lui, nonostante sia un essere vivente del quale ignorate l’esistenza  di sentimenti o dolore, vi guarderà muto.
Poco male, chi tace acconsente: strappatelo alla sua gente e portatelo a casa ridendo beffardi.
Ora andate in un bell’oliveto pugliese e aspettate con la pazienza di Giobbe che un numero sufficiente di olive cada dai rami degli alberi secolari. 
Dopo 32 notti, finalmente avrete 48 olive per produrre 10 cc di olio extravergine, ma attenzione: non vorrete mica ferire anche loro? 
Usate quindi lo stesso metodo del chi tace acconsente di cui sopra, e poi spremetele con rabbia una a una, incutendo timore e rispetto nelle olive in attesa della stessa sorte.
Per un ottima insalata ci vorrebbe anche dell’aceto, ma siete sicuri di volervi sbattere anche con l’uva? Lasciamo stare e andiamo avanti con lo spirito di chi sa che meno ingredienti ci sono più una pietanza è sana e gustosa.
Per quanto riguarda il sale, beh, siete certi che è un minerale, quindi sbattetevene delle buone maniere e prendetene quanto ne volete.
Mettete ora insieme tutti gli ingredienti.
Ammirate quello che avete ottenuto.
Guardatevi intorno.
Buttate via il piatto e andate a mangiare al Roadhouse.

Vino consigliato: Ectoplasma di acero.

Saturday, 9 February 2013


Oh, giorno fausto quello in cui ho conosciuto Mario Petrella! La cara jena servizievole, infatti, permette anche oggi al sottoscritto prof. Aristide Maria Verdirame e all'assistente Brigida di presentarvi una bestia nuova per
COGLIONI DI MULO
e altre meraviglie della natura
Come ricorderete, infatti, uno dei clienti più assidui del Petrella è l'esimio collega Gianni Aristogitone, esemplare incredibile di fenicottero marpione, professore di scetticismo al liceo scientifico "J. Menghele" di Arezzo per passione, ma ricercatore a tutto campo da sempre, al punto da dimostrarsi interessatissimo ai miei appunti, quando ho avuto il piacere di conoscerlo. Peccato che, come il nome della sua specie suggerisce, fosse più interessato ad infilare il capo sotto la gonna di Brigida, per poi penetrarla con quello che sembra un becco, ma è un pene, e pure di ragguardevoli dimensioni.